Il divorzio breve supera l’esame della Camera e passa ora al Senato per il via libera definitivo. Il provvedimento è stato approvato a Montecitorio con 381 sì, 30 no e 14 astensioni. Le nuove procedure prevedono la cancellazione dell’obbligo di un periodo di separazione di tre anni, prima di poter avviare la pratica del divorzio. Il termine per ottenere il divorzio scende così a dodici per la separazione giudiziale e a sei mesi per la consensuale, indipendentemente dalla presenza o meno di figli. Se la separazione è giudiziale, il termine decorre dalla notifica del ricorso. Il testo approvato dalla Camera dispone che la comunione dei beni della coppia si sciolga quando il giudice autorizza i coniugi a vivere separati o al momento di sottoscrivere la separazione consensuale. Una volta approvato anche a Palazzo Madama, il divorzio breve sarà applicabile anche per i procedimenti in corso. Nonostante l’ampia maggioranza con la quale il provvedimento passa alla Camera, non mancano i distinguo. Il leader dei cattolico-popolari del Pd Giuseppe Fioroni spiega così l’astensione: «Ho votato difformemente dal gruppo. Pur comprendendo le motivazioni del provvedimento, ritengo che l’istituto della famiglia ha necessità di essere sostenuto e rafforzato. Questo provvedimento avrebbe meritato una riflessione più ampia che coinvolgesse anche le politiche a sostegno della famiglia e dei minori. Mi auguro che il Parlamento con la stessa rapidità prenda provvedimenti per la famiglia che resta per la stragrande maggioranza degli italiani un elemento fondante del nostro Paese». Alessandra Moretti parla invece di «legge equilibrata» che «spero non verrà snaturata dal Senato. Il Parlamento deve fare leggi, non esprimere giudizi etico-morali. Tutto il Parlamento ha dato una prova di maturità e responsabilità». Il senatore Pd Felice Casson parla di «ulteriore passo verso la civiltà giuridica e sociale nel nostro Paese, tesi sostenuta anche dal sottosegretario Ivan Scalfarotto, da Walter Verini e da Forza Italia (Bergamini, Centemero, Galan in testa). Divisioni nel Nuovo Centrodestra. «Se fosse vero, come è stato detto, che il problema sono i tempi della giustizia, mi chiedo perché, invece di affrontare il nodo vero, cioè la riforma della giustizia civile, interveniamo sul matrimonio - dice Eugenia Roccella - La verità è che si tratta di una legge ideologica che vuole indebolire il matrimonio, rendendolo sempre più simile a un semplice patto di convivenza. Siamo arrivati ad un matrimonio liquido per una società liquida». Ma il viceministro alla Giustizia Enrico Costa le ricorda che «il testo è stato ampiamente condiviso e frutto di un dibattito parlamentare serio e intenso». Ora l’obiettivo è «ridurre i tempi delle giacenze processuali di separazioni e divorzi». Ma anche Lucio Romano (Popolari per l’Italia) parla di «tempi troppo stretti per una ponderata decisione».
La Camera dice sì: divorziare sarà più facile
A Montecitorio via libera con 381 sì. La legge passa al Senato per l’approvazione definitiva LEGGI ANCHE Sposarsi a Roma diventa un business
