Politica

La parola a chi ci crede

di Alessandro Cattaneo

Primarie panacea di tutti i mali? No! Ma proviamo a ripartire da lì. Da una competizione aperta, di coalizione, che segni una rottura col passato per cui i leader venivano cooptati dall’alto o nominati per acclamazione. I leader non si creano in provetta. Leader non si nasce, si diventa. In ballo non c’è solo l’iconografica figura del condottiero, c’è la creazione di una classe dirigente nuova, espressione dei territori. Il capitale umano e politico in Forza Italia c’è ed è diffuso. Ci sono amministratori capaci e preparati per il nuovo corso del Centrodestra. Troppe volte le larghe spalle di Berlusconi hanno sopperito a una classe dirigente chiusa in se stessa e poco incline al confronto. Troppe volte si è preferito banalizzare le primarie come vezzo giovanile nato dall’ansia di prendere il posto dei ‘vecchi’. Se qualcosa dobbiamo imparare da queste elezioni è che occorre aprirsi al contributo di chi proviene dal nostro mondo di riferimento - imprenditori e professionisti - e di chi ha maturato sul campo anni di esperienza amministrativa. Alla sinistra non abbiamo nulla da invidiare. Nemmeno ora che il Pd veleggia al 40%. Tranne una cosa: l’occasione, il campo da gioco che hanno avuto loro per avanzare idee e progetti, per confrontarsi e creare così consenso tra cittadini. Il nostro elettorato è diverso. Non possiamo scimmiottare il Pd, cadendo nella tentazione di imporre le primarie per ogni livello dirigenziale. Ma certamente - oltre che per la scelta del leader nazionale - vanno trovati meccanismi che permettano il confronto, facendo così emergere gradualmente una nuova classe dirigente. Nel solco di Berlusconi, iniziamo a guardare lontano. Iniziamo a creare la classe dirigente del futuro.

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