Politica

La Boschi tra La Pira e il buonismo. Ma che c’entra coi bimbi del Congo?

di Massimiliano Lenzi LEGGI ANCHE La corsa tra le braccia di mamma e paà, la fine di un incubo

«Oh bongo, bongo, bongo / stare bene solo al Congo...». Doveva essere il contrappasso all’esilio di Walter Veltroni - leader sconfitto del sogno maggioritario del Partito democratico, nel 2008, che prima aveva annunciato di «andare in Africa, una volta finita l’esperienza da sindaco a Roma» - il Continente Nero, ed invece è diventata la terra promessa di Maria Elena di Calcutta, pardon, Maria Elena Boschi, ministro italiano per le riforme che nel suo viaggio di redenzione coloniale ha ammaliato gli italiani, soprattutto i cattolici e i genitori, quelli che il libro Cuore e il sogno della famiglia buona ma soprattutto un’educazione sentimentale son le cose che contano. L’aereo della bontà che decolla e incarna la meta della felicità, il bimbo di colore che fa la treccina alla ministra sulla poltrona di un volo in classe umanitaria e l’accoglienza, tra mani e volti sorridenti: e poi quel vestito, da suora, compìto e redenzionale, su un volto di Madonna che ricorda i dipinti di Andrea del Sarto perché in Toscana, terra di Matteo Renzi e della Boschi, la redenzione la si frequenta dai tempi di Dante Alighieri e del Giovanni Boccaccio, due visioni del mondo sospese tra i massimi sistemi e il gusto delle zingarate. Sarà stata l’intuizione comunicativa del premier Renzi, ancora lui, matador nella definizione che gli ha affibbiato ieri la dura tedesca Angela Merkel, al vertice dei leader europei, ma nella giovane ministro Maria Elena da Laterina - una terra di paese incastonata dentro la provincia d’Arezzo, dove la Boschi ha vissuto, di lato a Firenze, un posticino che ha visto crescere anche il musico Pupo, con le sue canzoni di sentimenti e di cuore e il «gelato al cioccolato, dolce e un po’ salato, tu gelato al cioccolato» - si annida il buonismo politico che rimanda a Giorgio La Pira e al terzomondismo. Perché sì, saranno stati accolti da grande gioia e somma commozione i 31 bambini congolesi adottati da famiglie italiane che, dopo sette mesi di attesa, sono arrivati ieri all’aeroporto militare di Ciampino, a bordo di un aereo dell’Aeronautica militare proveniente da Kinshasa, ma ancora una volta è il racconto che traccia la differenza. La Boschi ha fatto sapere che «il viaggio è andato bene. I bambini sono stati bravissimi. Ora pensiamo a far festa con le loro famiglie, è stato un lavoro impegnativo. Il mio ringraziamento va al personale di Palazzo Chigi, alla Farnesina, per tutto il lavoro che è stato fatto grazie anche alla sensibilità del presidente che ha sbloccato la situazione» mentre il premier twittava: «Benvenuti a casa. Ora, con la riforma del terzo settore, ancora più attenzione alle adozioni internazionali». In fondo il percorso cristiano di La Pira, fiorentino di governo e di soccorso, era chiaro sin dal secolo scorso (e Renzi, il sindaco santo della Firenze che fu lo cita sovente): «Il poeta percepisce il mistero della persona umana e quindi il mistero universale, perché percepisce il mistero dei popoli, della loro vocazione e la loro missione storica, quindi tutto, perché percepisce nella distinzione delle Patrie il mistero dell’intera famiglia umana». Ecco allora che se De Gaulle è stato l’orgoglio della Francia in una braccio mosso dal saluto patriottico e portato alla fronte per mandar via i nazisti da Parigi, Napoleone l’Impero di Francia in una mano sullo stomaco e lo sguardo riflessivo, il governo Renzi incarna la bontà in Maria Elena di Calcutta, pardon, Boschi, che accoglie i bimbi africani e li unisce ai babbi e alle mamme italiani. Se la comunicazione politica deve raccontare una storia, ieri quella di Renzi incarna il solidarismo oltre ogni forma di annuncio, in carne e facce, con tanto di filmati e di fotografie. Ecco, qui sta la estrema seduzione democristiana di Matteo da Rignano sull’Arno: i cattolici, i moderati, i solidaristi, non potranno fare a meno di ascoltare la sua sirena. Perché come dice Madre Maria Elena Boschi, anzi, Maria Teresa di Calcutta: «La gente è affamata d’amore perché siamo tutti troppo indaffarati». E allora rimbocchiamoci le mani e cantiamo tutti assieme alla cara Africa: «Soli, soli, che ci fate qua / molto meglio è la città».

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