Politica

Fitto, trecentomila voti di solitudine

«Mister preferenze» insiste sulle primarie. Ma il partito nicchia e si divide. Altra nomina per Toti: si occuperà con Cattaneo di trovare nuovi «talenti»

Scontro doveva essere, scontro è stato. Con toni ovattati, com’è nello stile di Forza Italia quando nella discussione è coinvolto anche Berlusconi. Perché l’ex premier ha nello smussare gli angoli la sua qualità principale, e perché gli esponenti del partito gli serbano comunque riconoscenza per quanto fatto negli ultimi vent’anni. Compresa l’ultima campagna elettorale, che tutti definiscono «generosa». Ma al di là dell’etichetta il comitato di presidenza che ieri pomeriggio si è riunito a Piazza San Lorenzo in Lucina, sede nazionale del partito, è stato la summa di tutte le tensioni che attraversano una forza uscita pesantemente ridimensionata dalla tornata elettorale. Berlusconi ha provato a far passare la sua linea. «Il leader sono io, scordatevi le primarie» è stato il senso del discorso, mascherato con un’apertura alla consultazione popolare «da tenersi solo però nel perimetro della coalizione, quando ci saranno le elezioni». E per ora non c’è né l’una né le altre. Raffaele Fitto, uscito - almeno lui - trionfatore dalle Europee, ha però ribadito la sua contrarietà alla linea presidenziale. Ha sottolineato la necessità di ripartire dal basso, ha invocato uno strumento che a sinistra ha dimostrato di essere necessario per forgiare nuove leadership. E se il concetto non fosse stato abbastanza chiaro, si è lasciato andare a una smorfia di perplessità quando Berlusconi ha affidato a Cattaneo e Toti l’operazione «mille azzurri», per creare una squadra composta da esponenti del mondo dell’imprenditoria e delle professioni. «Ma non si era detto che non si cooptava più dall’alto?» si sarebbe chiesto l’ex governatore della Puglia. Mentre Alessandro Cattaneo, sindaco di Pavia, altro trionfatore di questa tornata di voto (è arrivato al ballottaggio con il 47% dei consensi, nella stessa città Forza Italia si è fermata al 17), commentava amaro: «Non è assolutamente un’operazione di cooptazione, con la mia storia non ci sarei stato. Dovremo solo selezionare e "istruire" gli amministratori locali del partito. Che sono quelli che le loro primarie le hanno già fatte. E vinte». Così, mentre Fitto continuava a invocare le consultazioni - e qualcuno a distanza lo prendeva in giro: «Ricorda Alfano» - Berlusconi se la cavava convocando i congressi comunali del partito, il primo passo di una macchina organizzativa che nel giro di qualche mese dovrebbe rinnovare integralmente il partito. Inoltre, spronava i parlamentari a riaccordarsi con il territorio per trovare nuovi fondi («siamo con l’acqua alla gola») e confermava tutta la sua fiducia all’operazione Club Forza Silvio. Poco prima che terminasse la riunione, infatti, chiedeva un applauso per il coordinatore delle «comunità», quel Marcello Fiori cui qualcuno vorrebbe addossare le responsabilità dell’insuccesso elettorale. Ma ieri, davanti all’ex premier, l’applauso per lui è stato unanime. In un momento di grande confusione, l’argomento riforme è stato quasi totalmente eluso. O meglio, l’ex Cavaliere ha detto ai suoi parlamentari che «si va avanti», ma senza affrontare l’argomento più nel dettaglio. Chi si aspettava, insomma, che dal comitato di presidenza uscisse una rottura con Renzi per evitare che il premier continui a «vampirizzare» i consensi del centrodestra, è rimasto scontento. Si procede su una linea ambigua, nella quale si prova a far convivere la responsabilità «istituzionale» e l’opposizione di piazza con la Lega, che Berlusconi sosterrà firmando alcuni dei suoi referendum. Ma magari non quello sull’uscita dall’euro. Cosa accadrà in Parlamento? Per ora altre fughe al Senato sarebbero scongiurate, ma se si dovesse profilare una rottura sulle riforme ci sarebbe già pronto un gruppetto di una decina di «responsabili» decisi a garantire la maggioranza qualificata a Renzi. Mentre Fitto non penserebbe assolutamente a un addio: «Le mie battaglie - continua a ripetere - le ho sempre condotte all’interno del partito». In questo, per lo meno, non ricorda Alfano.

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