Il sasso nello stagno l’ha lanciato mister 284mila preferenze, Raffaele Fitto : «Qualsiasi leadership dev’essere legittimata con il consenso popolare - ha detto a Il Tempo - ben vengano tutti i contributi, Marina è un’imprenditrice di grande livello. Ma non possiamo pensare al futuro del nostro movimento senza le primarie». E l’acqua dello stagno si è agitata, parecchio. Perché la parola primarie, in Forza Italia, non è propriamente un termine neutro. Per lo stesso Silvio Berlusconi, che ciclicamente le detesta o se ne innamora, non fosse altro perché rispondono a un’esigenza - la sua successione - che a seconda dei momenti ritiene ineludibile o di là da venire. Come l’ex premier, anche il partito sembra spaccato sulla prospettiva della consultazione popolare per scegliere non solo un nuovo leader, ma anche i quadri locali e i candidati alle elezioni amministrative. Se ne discuterà oggi, durante un comitato di presidenza che, oltre all’analisi impietosa del voto, dovrà dedicarsi anche alla convocazione dei prossimi congressi regionali. La prima tappa di un necessario progetto di rinnovamento che, chissà, proprio nelle primarie potrebbe vedere un passaggio decisivo. Appuntamento alle 14.30 a Palazzo Grazioli. Ma gli schieramenti hanno cominciato a delinearsi già ieri. #PRIMALEPRIMARIE Che il risultato elettorale sia servito a dare una scossa al partito lo testimonia già la dichiarazione consegnata da Giovanni Toti al Tg2 : «Le primarie di coalizione a noi vanno bene e non credo che Forza Italia possa avere nessuna difficoltà ad affrontarle avendo il triplo dei voti del secondo partito che dovrebbe far parte della coalizione. Se il tema è quello delle primarie, ben vengano». Certo, il consigliere politico di Berlusconi parla di una consultazione per trovare il candidato alla premiership della coalizione, non certo per la leadership di Forza Italia. Ma la sua apertura è ugualmente significativa, perché Toti veniva considerato dai suoi avversari «interni» l’esempio tipico della cooptazione dall’alto. Fatto sta che il tema primarie trova immediatamente sponde entusiaste. Come Alessandra Mussolini , rappresentante - come il siciliano Salvo Pogliese - di quell’area degli ex An che è sbarcata a Strasburgo con un cospicuo bagaglio di preferenze. La nipote del Duce su Twitter lancia l’hashtag #primaleprimarie. E a Il Tempo spiega : «Io le primarie le voglio innanzitutto per un fatto scaramantico, perché portano bene. E poi c’è necessità di smuovere le acque. E se la coalizione ancora non c’è, cominciamo a farle nel partito, farebbe bene anche all’ipotetica discesa in campo di Marina». «Adesso si tratta di ripartire tutti insieme dai valori moderati, dal recupero delle regole e dalla partecipazione popolare attraverso le primarie - si accoda Luigi D’Ambrosio Lettieri - per ricostruire quel centrodestra della buona politica in cui tanti italiani si riconoscono e per richiamare al voto e a una nuova speranza i tantissimi che hanno scelto di astenersi». Ma Marina Berlusconi si sottoporrebbe davvero a un rito come quello delle primarie? Gabriele Elia , portavoce del comitato «Primavera liberale per Marina Berlusconi premier», da mesi porta in giro per l’Italia un camper con l’immagine della figlia dell’ex premier. E non a dubbi: «Le primarie sarebbero un primo punto di partenza per rafforzare il movimento e riportarlo nelle piazze. Se Marina fosse eletta "dal basso" sarebbe ancora più legittimata. E non avrebbe certo problemi a mettersi in discussione». C’è chi, come Francesco Paolo Sisto , apre alla consultazione ma lascia a Berlusconi l’onere della scelta. «Mi spaventa la palude, non certo il maestrale. L’importante - sottolinea - è che lo si faccia in maniera seria, per rispondere a un’esigenza reale che è quella di tornare al territorio. Non certo per fare un dribbling o giocare a nascondino». E c’è chi, invece, le primarie le farebbe con o senza il consenso dell’ex premier. Ad esempio Alessandro Cattaneo , che da tempo auspica la consultazione elettorale e potrebbe esserne uno dei più autorevoli candidati, anche se ieri ha preferito non parlarne per concentrarsi sul ballottaggio che lo attende a Pavia. O come l’avvocato Giampiero Samorì , che si era candidato già a quelle del dicembre 2012. Quelle, per intenderci, cancellate all’ultimo momento da Berlusconi. «Non bastano le preferenze per determinare le leadership - spiega Samorì - perché sono una lotta all’interno dello stesso partito. Le primarie, invece, allargano l’area del consenso, come ha dimostrato Renzi». «Candidarmi ancora? Non lo so - conclude - l’altra volta l’ho fatto perché non credevo che Alfano e la Meloni fossero gli esponenti giusti per rilanciare il Pdl, vedremo chi si candida stavolta». E poi ci sono tutte le varie organizzazioni giovanili del partito che, per ovvi motivi, spingono per il rinnovamento: dai Giovani della Lombardia , («Berlusconi rimane assolutamente il nostro leader ma è purtroppo dimezzato dalle decisioni della magistratura e quindi abbiamo bisogno di un segretario che possa dare slancio alla nostra azione politica su tutto il territorio») ai «Rottamatori del centrodestra» guidati da Galeazzo Bignami , che convocherà a Bologna un’assemblea «non di Forza Italia» per «discutere di un nuovo inizio»: «Berlusconi? È stucchevole discutere di candidare una persona che non può essere candidata» spiega. Le primarie di coalizione sarebbero ovviamente accolte a braccia aperte da chi, in quella coalizione, spera prima o poi di rientrarci. Giorgia Meloni , da sempre, ne è la più accanita sostenitrice: «L’apertura di Forza Italia è tardiva ma ben venga. Il tema, però, è che il centrodestra deve tornare a fare il centrodestra, non la stampella alla sinistra». Matteo Salvini già lancia una sua candidatura, che magari sarà appoggiata dal collega del Carroccio Flavio Tosi . Mentre la reazione del Nuovo Centrodestra è più articolata. Vincenzo Piso usa l’argomento per attaccare i berluscones: «In Forza Italia ognuno la pensa diversamente, regna la confusione totale. Insomma di tutto un po’, per non morir di noia». Andrea Augello si mostra scettico: «Bisogna vedere se c’è veramente la volontà, troppe volte Berlusconi si è rimangiato tutto. E poi bisogna chiarire di che tipo di primarie si parla. Non va deciso semplicemente il candidato alla premiership, ma il leader del centrodestra». Gaetano Quagliariello , infine, si lancia addirittura in pronostici: «Se ci fossero le primarie del centrodestra Angelino Alfano sarebbe in grado di battere Marina Berlusconi». L’ESERCITO DEGLI INDECISI Tutti contenti, quindi? Non proprio. Perché accanto ai «primarie-entusiasti» c’è un nutrito gruppo di «primarie-scettici». Magari non perché non condividano lo strumento, ma perché ritengono che ben altri siano i problemi da affrontare. Francesco Storace , ad esempio, accetta la consultazione dal basso, «purché però non sia considerata la panacea di tutti i mali. Il problema sono i contenuti, il centrodestra a Roma ha eletto solo due eurodeputati, Tajani e Mussolini, che certo non hanno frequentato il territorio in questi ultimi anni. Vuol dire che mancano le personalità». Non bastano le primarie, quindi, a trovare un leader. E il Pd, prima che arrivasse Renzi, ne è la dimostrazione. Diverso è il distinguo che fa Amedeo Laboccetta : «Pur avendo il massimo rispetto per le primarie, finché ci sarà Berlusconi non ce n’è assolutamente bisogno. Peraltro, le vincerebbe sicuramente il candidato indicato dal presidente, sarebbero una finzione». Più o meno lo stesso discorso che fa Gianfranco Rotondi : «Finché si parla di primarie per la premiership è un discorso accettabile, perché Berlusconi non può più candidarsi. E io sarei pronto a mettermi in gioco. Ma se invece intendiamo la leadership del centrodestra, il tema della successione per adesso non esiste, e forse non esisterà per i prossimi quarant’anni, dato che Berlusconi, anche quando a 120 anni morirà, ci darà ordini scritti per i successivi cinque anni». Mariastella Gelmini , invece, approva lo strumento in sè, ma come Mara Carfagna sostiene che «di simili argomenti non bisogna discutere sulle pagine dei giornali, ma occorre parlarne negli organi ufficiali del partito». C’È CHI DICE NO «Vade retro primarie». Non sarebbe scontro se non ci fosse un’area nel partito che delle consultazioni popolari per decidere leadership e quadri dirigenti non ne vuole sentir proprio parlare. Magari perché ha una formazione politica che viene da lontano e guarda con scetticismo a questo tipo di pratiche. «Le primarie le hanno inventate con la crisi del modello partito - sostiene Altero Matteoli - e io invece ritengo che le decisioni vadano prese all’interno degli organi ufficiali delle forze politiche». Altri, invece, vedono nel solo accenno alle primarie un gesto quantomeno indelicato visto il momento difficile del partito. Che, semmai, imporrebbe di stringersi tutti attorno al presidente Berlusconi: «Chi parla di primarie e di leadershisp - attacca Daniela Santanchè - commette un grandissimo errore. Si deve partire dalla politica e non dalle persone, dai posti e dalle sedie. Stop ai protagonismi in Forza Italia». Laconico, infine, il commento di Maurizio Gasparri : «Ma de che stamo a parlà? Lo scriva così, in romanesco. Mi sono perso qualcosa? Ci sono per caso le elezioni? Si desseto tutti una calmata, uno scontro Toti-Fitto in questo momento non serve a nessuno. Berlusconi è per caso morto? Un leader ce l’abbiamo, e chi parla di primarie mi ricorda tanto quelli che si mettono a giocare a tennis da soli, contro un muro. Lo facevo anch’io da bambino, poi ho smesso»... Come che sia, il tema è destinato a infiammare ancora l’agenda politica dei prossimi giorni. E in breve, c’è da scommetterlo, cominceranno a fioccare le autocandidature, come avvenne nell’inverno del 2012. Fitto o Toti? Salvini o Tosi? Alfano o Marina? Barbara o Cattaneo? Meloni o un «esterno» come Passera? E, soprattutto, Berlusconi vorrà davvero aprire la corsa alla sua successione?
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Un nuovo leader per far rinascere la destra. Fitto apre il dibattito L'INTERVISTA: "Nessuna faida. Ma ora confronto e poi primarie"
