Se le elezioni si vincono rubando voti agli avversari bisogna dire che Matteo Renzi ci è riuscito anche a Latina. Alle elezioni europee di domenica scorsa, con un 30,69% il Pd è il primo partito a Littoria, la città voluta dal Duce 80 anni fa, la città della Destra senza se e senza ma, il capoluogo più grande, dopo Verona, guidato dal centrodestra. Che succede, la «roccaforte nera» cambia colore? «Occorre guardare i dati reali - precisa il sindaco, dal 2011, Giovanni Di Giorgi (FdI) - buona performance del Pd, sulla scia nazionale, con un incremento di 3000 voti, ma mettendo insieme tutta la destra siamo oltre il 41% con Fratelli d’Italia che ha preso quasi 600 voti in più. Del resto se vediamo il dato amministrativo, a Cisterna di Latina vanno al ballottaggio i candidati di FdI e Ncd, quindi la destra tiene. Il successo della sinistra deve farci riflettere: dobbiamo essere uniti perché la destra aggregata non teme rivali e governa, divisa viene punita dall’elettorato che non va alle urne. Il centrodestra pontino ha tenuto, ma servono aggregazione e cronoprogrammi». Il centrodestra pontino dovrebbe fare più autocritica secondo l’ex sindaco più votato d’Italia Vincenzo Zaccheo, ex segretario provinciale del Msi, tre legislature alle spalle. «Sicuramente anche il Pd locale ha goduto del vento di Renzi e lo dimostrano le poche preferenze ai candidati e le molte al simbolo. Nonostante non sia il partito di opposizione che la città meriti, non sono voti alla classe dirigente del Pd di Latina - spiega Zaccheo togliendosi qualche sassolino dalle scarpe - Inoltre, rispetto al resto del Paese, qui la sinistra ha avuto 10 punti in meno. Questo è un risultato europeo e lo dimostrano gli elettori moderati che non hanno votato non apprezzando il linguaggio degli ultimi giorni e non riconoscendosi più nella leadership di Berlusconi. Qualcuno però deve farsi delle domande: anche in passato c’è stato un trend nazionale diverso, ma quando ci sono buoni sindaci la gente si appassiona di più alla politica e ai partiti di centrodestra. Oggi la destra di lotta e di governo non è più quella di prima. Per governare bene una città la devi amare, io so quello che dico perché io ho amministrato avendo Latina nel cuore e difendendola dalla sopraffazione di uomini del sud e della Capitale». Analizza il risultato politico, con il suo solito disincanto e con un pizzico di sociologia, Antonio Pennacchi ex operaio e scrittore pontino che conosce come le sue tasche Latina e dintorni e che alle ultime amministrative si candidò con una lista civica. «Io non m’illudo, saremo capaci di disperdere anche questo dato. La destra lo ha fatto, lo farà anche la sinistra». Insomma, Latina non cambia colore? «Magari, ma non vedo un gruppo dirigente del Pd capace di sottrarre voti e approfittare dell’onda renziana. Del resto, questo voto si è avuto solo in città non nelle campagne, perché la sinistra non è mai andata nei borghi, vedono i contadini ancora come coloni, come alieni...non ha mai scavalcato Canale Mussolini...» Scusi, ma la destra? «La destra è frantumata, sembra incapace...riesce a fare gruppo, in questo momento, soltanto con il Latina calcio, la squadra che sta andando molto bene...ma sul resto...» Insomma secondo lei è o non è un risultato storico per il Pd? «Il fatto epocale è lo sfondamento al centro della sinistra che grazie a Renzi prende voti anche a destra. Io dico che ora è proprio finita la prima Repubblica e comincia la seconda. È stato abbattuto quello steccato sulla paura dei comunisti...ma se la sinistra vuole consolidare il consenso si deve dare da fare altrimenti la gente si stufa. Io lo so bene: quando lavoravo alla Fulgorcavi gli operai votavano Pci, poi si sono stufati e hanno cominciato a votare a destra: la delusione e lo scontento rompono gli steccati ideologici». Non crede che gli assenteisti di domenica siano stati soprattutto i moderati? «No, assolutamente. Il Pd a Latina non aveva candidati locali mentre la destra ne aveva tre. È andata così, il flusso era questo. Ora se Renzi saprà governare lo voteranno anche qui per altri dieci anni, altrimenti si ricambia, tanto Latina è una città giovane, ha ancora tempo per crescere e migliorare». Non lo dice con grande enfasi Pennacchi, lui che è stato di estrema destra e di estrema sinistra, che alle primarie a Latina votò il candidato di Civati e a quelle nazionali scelse Gianni Cuperlo perché, disse in radio, « lui è uno serio. Renzi sarà carino in tv e forse ci farà vincere le elezioni. Ma Cuperlo qualche libro in più di Renzi lo ha letto...». Antonio Pennacchi, il Premio Strega dal «vaffa» facile torna a scrivere ma non di politica: «Libri e fantasmi», ricordi e persone che non ci sono più, a cominciare dall’amato fratello Gianni, quel Manrico del suo «Fasciocomunista» interpretato al cinema da Scamarcio bell’attore sì, ma mai quanto Gianni...
Littoria non c’è più, Latina è rossa
Il Pd primo partito con 30,6%. Il sindaco: «Il centrodestra tiene ma serve unità». Per lo scrittore Pennacchi è un dato storico ma la sinistra locale non è all’altezza
