Politica

Tsunami Pd a Roma Marino perde un pezzo

Dopo il risultato record delle europee lascia l’assessore dalemiano Flavia Barca LEGGI ANCHE La Capitale delle correnti si conta

L’appuntamento è per le 18.30 a piazza Farnese, nel cuore di Roma Capitale. Qui il Pd, soprattutto romano, volato nella città guidata da Ignazio Marino al 43,07%, festeggerà l’incredibile risultato delle europee. «È un risultato che nonostante gufi e cassandre dimostra che gli italiani sanno interpretare la volontà di chi vuole accellerare il cambiamento del nostro Paese e la sua modernizzazione - ha commentato il sindaco Marino - hanno premiato le politiche europeiste di Matteo Renzi. Ringrazio i romani perché con il loro voto hanno dimostrato di saper capire la volontà di cambiamento e modernizzazione che abbiamo messo in atto negli ultimi 11 mesi, che ci ha portato a raggiungere grandi risultati come la chiusura di Malagrotta, il cambiamento della leadership nelle municipalizzate». A chi gli ha chiesto se si sentiva indebolito o rafforzato dalla vittoria del Pd, il sindaco ha risposto: «Non era un voto su di me, ma è difficile immaginare che uno possa essere indebolito da una straordinaria vittoria come questa, si tratta di una politica di cambiamento che da domani sarà ancora più forte e rapida». Eppure i primi scossoni in Campidoglio non sono tardati. A poche ore dai risultati definitivi infatti sono arrivate le dimissioni dell’assessore comunale alla Cultura, Flavia Barca. Il candidato di riferimento dei dalemiani, Roberto Gualtieri si è fermato al sesto posto a Roma e ultimo degli eletti nell’Italia centrale. Un primo segnale forte e chiaro che nella Capitale qualcosa deve cambiare. E deve cambiare proprio in virtù dello tsunami Renzi che ha rafforzato il partito, ponendolo con "autorevolezza" al centro dell’azione politica e amministrativa. E per questo le tempestive dimissioni di un assessore fanno da acceleratore a un rimpasto di giunta già nell’aria da tempo. Di fatto il sindaco, che si è posto sempre al di fuori (ma non al di sopra) dei partiti, esce indebolito dalla straordinaria forza dei democratici e dalla tenuta, altrettanto straordinaria per certi versi, della sinistra - che conta oggi il vicesindaco - e che con la lista Tsipras ha raggiunto nella Capitale il 6,17%. Pd e Sel dunque, una «macchina» in grado di superare il 50% e quindi potenzialmente decidere anche sul voto anticipato delle comunali. Dati alla mano infatti, il centrosinistra romano non ha rivali. Il Movimento 5 Stelle è confermato secondo partito ma fermo al 24,95 e in assenza di alleanze, improponibile come forza di governo. Una riflessione attenta alla quale soprattutto il centrodestra, che a Roma e nel Lazio, poco più di un quinquiennio fa al governo della Capitale e della Regione, non può davvero più sottrarsi. Forza Italia si ferma al 13,46%, raddoppia Fratelli d’Italia che va al 5,32%, mentre il Nuovo Centrodestra con l’Udc si ferma al 3,68. L’allarme qui suona rosso, anche in previsione delle prossime tappe elettorali che, seppur lontane sulla carta, richiedono una progettualità politica immediata. A partire da un futuro papabile candidato sindaco. In proposito tace ancora, come durante tutta questa campagna elettorale, Alfio Marchini, il leader della Civica sceso in campo contro tutti e tutto nelle scorse amministrative. Il suo silenzio, oggi prezioso, è destinato a rompersi. Quanto prima.

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