Per la resa dei conti c’è già una data: domani alle 14.30, quando a Palazzo Grazioli si terrà un comitato di presidenza all’insegna della tensione. Non è solo il risultato elettorale a provocare qualche mal di pancia - eufemismo - in Forza Italia. È soprattutto la mappa del voto a essere fonte di discordia. Raffaele Fitto, dopo tanto aver penato per ottenere la candidatura europea, ha raggiunto l’obiettivo: un’elezione salutata da una marea di consensi, quasi trecentomila. Più o meno il doppio di quelli raccolti dal «rivale» Giovanni Toti, che si è fermato poco sotto le 150mila preferenze. Sarà sul dualismo tra i due nuovi uomini immagine di Forza Italia che si giocherà l’assise nella residenza romana di Berlusconi. In ballo c’è l’eredità politica del centrodestra, diviso tra la «vecchia guardia», quella che ha più voti, e il «cerchio magico», che per adesso riveste i ruoli più importanti nel partito. Non ultimo quello di amministratore unico con il potere di firma su tutti gli atti ufficiali, finito solo pochi giorni fa nelle mani di Maria Rosaria Rossi. Per ora Berlusconi prova a zittire la faida che cova sotto le ceneri. Lo fa vergando una nota in cui offre un primo commento del risultato elettorale e conferma la sua presenza in campo: «Forza Italia ha avuto un risultato inferiore alle mie attese - ammette - ma nella mia vita e in questi venti anni in politica sono dovuto ripartire più volte dopo un risultato negativo. Garantisco che sarà così anche stavolta. Ho iniziato il mio impegno in politica per unire tutti i moderati, intendo proseguirlo lavorando per ricomporre la perduta unità». La verità è che il risultato alle urne, preannunciato dai sondaggi della Ghisleri ma non per questo meno amaro, congela per il momento anche l’ipotesi successione dinastica. Se il brand «Berlusconi», attualmente, vale solo tra il 16 e il 17% dei consensi, perché mandare al macello la primogenita Marina? Al tempo stesso, però, l’ex Cavaliere non ha gradito il fatto che, a botta ancora calda, Fitto e i suoi «lealisti» siano subito tornati a parlare di primarie. Gli è sembrato quasi un assalto alla diligenza in un momento in cui il partito attraversa la fase più complicata dal 1994. Senza contare che, tra «vecchia guardia» e «cerchio magico», c’è un’altra area di Forza Italia a masticare molto amaro per il risultato delle urne: quella degli ex An, praticamente cancellata dalle candidature. Anche i vari Gasparri e Matteoli, insomma, potrebbero farsi sentire domani, a porte chiuse, quando tutti i big del partito si diranno in faccia che cosa non è andato. Ma non è solo questo il punto su cui si scatenerà la discussione. Ora che il ritorno alle urne sembra essersi definitivamente allontanato, Forza Italia deve anche stabilire una volta per tutte quale sarà il suo atteggiamento nei confronti del governo. Anche su questo Berlusconi, che ha telefonato a Renzi per complimentarsi del risultato elettorale, ha provato a dire la sua nella nota scritta ieri: «Noi non cambiamo il nostro atteggiamento: siamo opposizione intransigente ma responsabile, siamo al tempo stesso i partner decisivi, senza i quali in Parlamento non ci sono numeri, per fare riforme vere, definitive e durature per il bene del Paese». Che poi sono più o meno le stesse frasi dette al premier al telefono. Ma più che una posizione definitiva, sembra un modo per guadagnare tempo. Il partito, infatti, è diviso anche su questo. Tra chi invoca il proseguimento della collaborazione con il Pd, come Verdini, e chi vorrebbe tornare a un’opposizione dura e pura: «L’accordo del Nazareno, che prevedeva la legge elettorale e la riforma del Senato ha premiato a dismisura Renzi - attacca il capogruppo alla Camera Renato Brunetta - non ha premiato noi ma non ha premiato neanche Alfano e quindi da questo punto di vista la direzione dovrà fare una riflessione molto seria». Il rischio, però, è che con una rottura definitiva ci sia qualche altro senatore pronto a salutare le truppe azzurre per fare da stampella sulle riforme al premier. Anche se il risultato elettorale poco confortante ha reso il Nuovo Centrodestra di Alfano una mèta assai meno attraente. In un contesto mai così negativo, l’unica consolazione è rappresentata dal voto nel sud. Il blocco sociale che al meridione ha sempre sostenuto Berlusconi, non lo ha abbandonato neanche stavolta. «Il Sud e la Campania si confermano roccaforti di Berlusconi e di Forza Italia nonostante l’immobilismo e il silenzio cui è stato forzosamente costretto il nostro leader in campagna elettorale» afferma Amedeo Laboccetta, vice coordinatore regionale del partito in Campania. «Ma ora è necessario irrobustire le fondamenta di questa rinascita lavorando a un progetto culturale che dia sangue e carne alle idee della politica, coinvolgendo i giovani e le tante intelligenze che si riconoscono nei valori del centrodestra, a cominciare da Marcello Veneziani» conclude Laboccetta. Al quale fa eco Mara Carfagna: «Bisognerà ragionare sulla strada del rinnovamento della classe dirigente, ma questo risultato ottenuto da Forza Italia in Campania è il frutto di un modello di partito che va valorizzato, perché ascolta le istanze del territorio e si fa portavoce delle esigenze dei cittadini, un partito ed un esempio di politica che va tra la gente. Il modello Campania ha funzionato». Mentre per Francesco Paolo Sisto «è il sud di Fitto il modello da cui ripartire». Il partito del meridione fa sentire la sua voce. Il «cerchio magico» saprà opporre le sue ragioni?
Silvio resiste. Forza Italia traballa
Berlusconi telefona a Renzi e avvisa: «Bravo, ma senza di noi riforme impossibili». Domani comitato di presidenza, sul tavolo successione e rapporto col governo