Politica

Riforme e idee La parola chiave è cambiamento

di Filippo Maria Mercanti Matteo Renzi promette un «cambiamento radicale» della Pubblica amministrazione con una riforma che non sarà «contro lavoratrici e lavoratori» bensì discussa al loro fianco,...

Matteo Renzi promette un «cambiamento radicale» della Pubblica amministrazione con una riforma che non sarà «contro lavoratrici e lavoratori» bensì discussa al loro fianco, ma senza tavoli di concertazione con i sindacati. Le grandi linee di azione a loro volta saranno suddivise in 44 futuri provvedimenti, molti dei quali necessiteranno a loro volta di più strumenti normativi. Come sempre, quando l’elenco delle cose da fare diventa così lungo, il rischio è di mettere sullo stesso piano cose di diverso rilievo e di affiancare svolte storiche con provvedimenti di scarso valore se non controproducenti. La sfida è nel progettare un’architettura completamente nuova della P.A. rispetto allo status quo. Vanno quindi distinti i pilastri dell’azione riformatrice, che ne costituiscono lo scheletro e il sostegno, dai mattoni, che servono a definire meglio spazi e funzioni, e dalle «mattonelle decorative». Il primo pilastro in ordine di importanza è la riforma della dirigenza. Dalle scarne parole del documento si possono evidenziare alcune grandicambiamenti: si passa da una carriera per fascead una carriera per incarichi a termine di cui deve essere possibile valutare ogni volta i risultati. Con il ritorno al ruolo unico si mettono le basi per un vero mercato delle competenze e delle professionalità ma, in questo «libero mercato», occorrono funzioni di garanzia, che non possono dipendere dalla scelta della politica. Si conferma la licenziabilità dei dirigenti che siano senza incarico rendendo quindi vera la competizione e, sperabilmente, dando la possibilità di ridurre il numero dei dirigenti lì dove stratificazioni continue di cattiva politica, cattivo sindacato e cattiva amministrazione hanno prodotto superfetazioni ingiustificabili. Per farsene un’idea basti pensare che nella PCM si ha un dirigente ogni 6 dipendenti, nei Ministeri uno ogni 50, nelle regioni uno ogni 60.In ultimo quello forse più importante in assoluto, il ripensamento del paradigma della valutazione. Ci si propone di valutare l’operato della dirigenza sulla base degli outcome: l’andamento dell’economia dice il testo, ma probabilmente sarà necessario individuare precisi indicatori. La quantità di punti interrogativi su questa riforma sembra dunque preoccupante, ciò non toglie che si tratti della più importante riforma della PA da decenni a questa parte.

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