Politica

Renzi il conquistatore

Al Pd Abruzzo e Piemonte con D’Alfonso e Chiamparino Nei Comuni un plebiscito per il premier che accelera l’iter delle riforme

È il momento dei festeggiamenti, certo. Ma anche quello della cautela e della ponderazione. Matteo Renzi smette i panni di Gianburrasca, del presidente del Consiglio «scavezzacollo» e commentando in conferenza stampa a Palazzo Chigi i risultati delle elezioni europee non cede ai trionfalismi. Il Pd raggiunge livelli di consenso record, ma il premier-segretario scelge il basso profilo, quasi scusandosi se ogni tanto parla anche delle vicende del partito - demandate ormai ai vice Guerini e Serracchiani - oltre a quelle del governo. È un Renzi in versione leader. Una volta si diceva statista. Ma la linea di Renzi non cambia, un mix di lotta e di governo. Determinato e aggressivo sulle riforme. Le sue, quelle per cui - sottolinea - il Pd è arrivato al 41%. Ma pronto a collaborare con tutti. Con l’alleato di governo Ncd a cui rivolge un pensiero di «gratitudine». Ma anche con l’altro alleato, Forza Italia, partner per le riforme istituzionali. Pure con i grillini è pronto al dialogo. «Il derby fra Grillo e Berlusconi con toni così alti ci ha agevolato, ha aperto la strada a chi ha detto: stavolta dò il voto al Pd, al governo. Ma io - dice Renzi - considero il voto, sia a FI che a Ncd come pure quello al M5S, un voto di milioni di italiani e inviterei tutti ad averne rispetto. Se c’è qualcosa che ha penalizzato la mia parte politica è stato un atteggiamento di superiorità». Oggi Renzi sarà a Bruxelles per una riunione del Pse e per il vertice con i capi di Stato e di governo dell’Ue. Sarà la prima occasione per far valere il peso del risultato elettorale. Sia nella composizione della Commissione che sulle cose da fare, anche in vista dell’inizio del semestre italiano di presidenza dell’Ue. L’obiettivo primario è ottenere che gli investimenti per le infrastrutture siano fuori dal patto di stabilità. «Ormai in Europa ci sono due leader: Angela Merkel e Matteo Renzi», dice Lorenzo Guerini. In settimana si terrà il Consiglio dei ministri sulla delega fiscale ed è prevista un’accelerazione sulla Pubblica amministrazione. Renzi è determinato nel portare avanti il percorso delle riforme. Come anticipato dallo stesso Guerini domenica sera al Nazareno, nessuna tentazione di strappare, di andare al voto politico anticipato per sfruttare l’onda lunga del trionfo alle europee e alle amministrative (il Pd ha vinto le regionali in Abruzzo con D’Alfonso e in Piemonte con Chiamparino e ha tenuto Firenze con Nardella che sfiora il 60%). Ieri la conferma di Renzi. «Gli italiani vogliono vedere i risultati, le elezioni hanno la loro scadenza e noi vogliamo rispettare le scadenze previste per elezioni». Il presidente del Consiglio guarda dunque al 2018. Quattro anni per cambiare l’Italia. Questo l’obiettivo perché, grazie al risultato di domenica, «ora la rottamazione può iniziare» e passa per le riforme. E «noi - garantisce il premier - non molliamo di mezzo centimetro su nessuna riforma se un messaggio è stato dato dal voto è: guai a voi se non fate quello che è stato promesso. Chi tra i politici nazionali non cogliesse urgenza di questo cambiamento, commetterebbe un errore. Il risultato delle elezioni ci dice che il cambiamento che abbiamo promesso deve arrivare in tempi ancora più veloci di quelli immaginati. Non mi aspettavo un successo così, ora non devo sbagliare». Renzi non pensa quindi al voto, ma si tiene le mani libere. Se qualcuno, nei gruppi parlamentare del Pd o tra gli alleati di maggioranza, metterà a rischio, intralcerà o rallenterà l’iter delle riforme, il premier non esiterà a minacciare il voto. Renzi sollecita quindi tutte le forze politiche a non mettersi di traverso in quel piano di riforme su cui «non molliamo di mezzo centimetro». Pena appunto l’essere puniti dagli elettori. «Il punto è che noi oggi avvertiamo il compito cui ci hanno chiamato: la politica non ha più nessun alibi, non c’è più spazio per rinviare le riforme», scandisce Renzi. Ma il premier si dice «molto fiducioso. Ci sono tutte le condizioni perché questo Parlamento faccia le riforme e scommetto su questo». Compresa la legge elettorale. Renzi mette in chiaro che, pur disponibile a modifiche, non intende cedere sul ballottaggio, garanzia di governabilità. «Il risultato delle europee - dice - non cambia la valutazione sull’Italicum. Io penso che il ballotaggio sia un elemento centrale perché garantisce la vittoria di qualcuno. Se ci fosse il proprozionale puro, il Pd anche con il 41% non avrebbe possibilità di governare da solo». Un pensiero va anche al Pd e alla foto di gruppo scattata ieri al Nazareno. Un’istantanea fortemente voluta da Renzi, che avrebbe chiamato uno ad uno i vari D’Attorre, Stumpo, Fassina. «Mi ha fatto piacere vedere al Nazareno un gruppo dirigente. Plasticamente, il Pd era rappresentato da un gruppo e non solo da un leader. Ieri non ha vinto una persona, c’era una foto di gruppo». In vista del riassetto della segreteria e dell’elezione del presidente dell’Assemblea il premier vuole infatti che la minoranza entri negli organismi dirigenti.

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