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La figuraccia dei sondaggisti

di Luigi Crespi 

Il Paese ha scelto Matteo Renzi. Qualunque sia il risultato finale, il referendum che lui stesso ha convocato sul suo governo, il premier l’ha vinto. E l’ha vinto da solo. Del resto non aveva alternative, se non voleva fare la fine di D’Alema o di Bersani. Dopo aver fatto fuori Letta in un modo discutibile, questa legittimazione popolare gli era indispensabile per andare avanti. Le altre forze che compongono il suo governo, invece, escono malconce da questa tornata elettorale. Alcune praticamente annientate. Come esce sconfitta la minoranza interna del Partito democratico, ormai disarmata soprattutto perché non abituata alle vittorie. Silvio Berlusconi, dal canto suo, ha dato un grosso contributo alla vittoria di Renzi. La sua campagna elettorale, tutta concentrata su Grillo, è riuscita nell’obiettivo di spaventare gli elettori moderati, che hanno fatto la scelta «utile», cioè il voto che consentiva di fermare il Movimento Cinque Stelle. Comunque Berlusconi resiste: Forza Italia rimane ampiamente la prima forza del centrodestra. Ora si dovrà capire se il suo partito riuscirà ad andare oltre questa sconfitta, per ritrovare il filo della relazione con un elettorato in libera uscita, saccheggiato proprio da Renzi. Per quanto riguarda Beppe Grillo, il passaggio da Vespa non solo non gli ha consentito di catturare i moderati ma è servito a irritare i suoi elettori. Nello scontro bipolare, dunque, gli italiani hanno scelto la speranza e non la vendetta. Una nota a margine la meritano i miei ex colleghi sondaggisti. Avevo ripetuto fino alla nausea che, a mio avviso, i sondaggi erano tutti sballati. Poi mi ero fatto un’idea, attraverso l’analisi dei «sentiment» in rete, che Grillo potesse ottenere un risultato importante. Un’ipotesi, per carità, mai supportata da dati reali. Ma la figuraccia a cui abbiamo assistito in tv da parte di tutti coloro che si sono cimentati in previsioni, ha fatto impallidire quella che mi toccò fare personalmente con le stramaledette «bandierine» di Emilio Fede. La verità è che è impossibile utilizzare il sondaggio come strumento di vaticinio (e quindi è assurdo vietarne la pubblicazione), in una fase storica, sociale e politica in cui l’elettorato è libero da ancoraggi ideologici e clientelari. In un mondo economicamente destrutturato, il corpo elettorale diventa fluido, emotivamente compromettibile. E quindi liquido. In questo scenario, qualsiasi sondaggio è inutile.

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