Potrebbe essere l’astensionismo la vera sorpresa - e il vero vincitore - delle elezioni europee di oggi. Dopo il crollo dell’affluenza alle politiche, e soprattutto alle amministrative, dello scorso anno, il derby Renzi-Grillo non sembra appassionare gli elettori. Il rischio che l’astensionismo possa aumentare è concreto. L’affluenza da quarant’anni sembra essere la spina nel fianco dei partiti, soprattutto in un momento, come quello attuale, di debolezza della politica. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, qualche giorno fa a Firenze, ha lanciato l’allarme, affermando che quella del non voto è una «risposta sbagliata» alla crescente sfiducia dei cittadini nella politica. Secondo un recente sondaggio dell’Ipsos il 40% degli elettori oggi non andrà a votare. Un trend in linea con le europee del 2009: l’affluenza fu del 66%. Ma il dato potrebbe peggiorare e ad approfittarne potrebbero essere i movimenti di protesta o euroscettici. Il partito del non voto è ormai quello di maggioranza relativa e oggi è utopico pensare di poter tornare al dato del 1976 - quando per la prima volta votarono i diciottenni - l’anno del temuto e non avvenuto sorpasso del Pci di Berlinguer sulla Dc, in cui l’astensionismo si fermava a uno scarno 6,6%. Nel 2001 l’affluenza era già scesa all’81,4% e nelle elezioni politiche del 2008, dopo l’arresto apparente del fenomeno nel 2006, l’incidenza di non votanti ha raggiunto il 19,5%. Le elezioni dal 1948 al 1976 vedono l’affluenza costante intorno al 92%. A determinare il crescente astensionismo, oltre alla corruzione in aumento, è stato il progressivo sfaldamento dei partiti e delle loro organizzazioni territoriali, con il conseguente calo di mobilitazione e la dispersione del senso di identificazione in una cultura politica. La quasi assenza dell’astensionismo nelle prime elezioni del dopoguerra si giustifica anche col desiderio dei cittadini di recuperare la libertà politica repressa dal fascismo e di mettere in atto quel diritto-dovere che la nuova Costituzione repubblicana assicurava. L’astensionismo aumenta alla fine degli anni ’70 anche perché cresce a dismisura il numero dei partiti che per vincere le elezioni si adeguano alla formazione di cartelli elettorali, spesso eterogenei, col risultato di aumentare la sfiducia degli elettori. Fenomeno esploso nella Seconda Repubblica con un bipolarismo sgangherato che ha portato alla formazione di coalizioni incapaci di governare per la differenza di valori, culture e piattaforme politiche al loro interno. I partiti di massa con il proporzionale puro mobilitavano di più l’elettorato. Nel 1976 il 73,1% dei voti era assorbito dai primi due partiti, Dc e Pci, mentre nel 2001 Ds e FI catalizzavano appena il 46% dei consensi. A queste europee il fenomeno potrebbe crescere ancora. Velina Rossa preconizza «un’astensione massiccia, al 50%», Qualcuno - è il caso di Capgemini - ipotizza il voto on line per recuperare il 14% di affluenza. L’Estonia ci ha già provato, anche se rimangono forti perplessità su privacy, sicurezza e costi. Il leader della Fiom Maurizio Landini ammette la preoccupazione «che l’astensionismo aumenti». E a invitare gli italiani a recarsi alla urne è anche la Chiesa. «Non cedere alla sfiducia e all’astensionismo ma portare tutto il nostro contributo, con coraggio, con determinazione e con chiarezza», è l’indicazione del cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, secondo cui la non partecipazione «non è una cosa positiva» e che giudica «molto importante la partecipazione attiva alle elezioni europee, una opportunità per esercitare la propria corresponsabilità per il futuro dell’Europa».
L’incognita astensionismo spaventa Pd e FI
Ipsos prevede che oggi il 40% degli italiani non andrà a votare. Per Velina Rossa sarà il 50%