L'ipocrisia elettorale impone il bavaglio sui sondaggi. La legge vieta di diffondere le intenzioni di voto ma non vieta di farle e nemmeno di leggerle. E così accade che dalle stanze dei leader nazionali alla segreteria dell'ultimo candidato, in queste ore girino ugualmente previsioni più o meno azzardate, più o meno interessate a seconda del committente a pagamento. Sicuramente risultano un tantino più allarmistiche per Renzi (dato comunque vincente) che per Grillo (considerato in forte ascesa). Confrontanto una rilevazione con l’altra, non c'è unanimità di previsione. C'è l'istituto di ricerca che cristallizza il distacco del premier a nove punti, chi si ferma a cinque, chi scenda a due e chi addirittura ribalta l'ordine dei fattori e pure il risultato, con Beppe al comando e la richiesta di nuove elezioni dietro l'angolo. Tutto dipenderà da quanta gente andrà a votare, e siccome non dovrebbe essere tantissima, anche solo mezzo milione di consensi potrebbe risultare decisivo per le sorti di un Paese già allo sfascio. Per stare sereno lui, stavolta, Renzi deve lasciarsi dietro Grillo di almeno cinque punti e abbattere il muro del 30 per cento. Se farà poco di più del risultato ottenuto da Franceschini nel 2009 (all’incirca il 26 per cento) e da Bersani l’anno scorso (oltre il 25) saranno dolori. Soprattutto per lui. E anche per i moderati, interessati a un bis di larghe intese ma orfani di un Berlusconi in grande difficoltà e di un centrodestra in ordine sparso impegnato a scalare l’asticlella della sopravvivenza al 4 per cento. Comunque vada, con un comico così, ci sarà poco da ridere.
Il sondaggio del terrore
di Gian Marco Chiocci L'ipocrisia elettorale impone il bavaglio sui sondaggi. La legge vieta di diffondere le intenzioni di voto ma non vieta di farle e nemmeno di leggerle. E così accade che dalle...