Non c’è nulla di più sconsigliato in politica che contraddire quanto detto dal tuo leader. Se poi il suo nome è Beppe Grillo e la smentita arriva a tre giorni dal voto europeo tutto ciò non può che fare notizia. Protagonista della vicenda il deputato del Movimento 5 Stelle, nonché presidente della commissione di vigilanza Rai, Roberto Fico che a «Mix24», il programma di Giovanni Minoli, ieri mattina ha criticato Grillo che nei giorni scorsi aveva dichiarato di non pagare il canone. Non solo. Fico non ha seguito la linea indicata dal leader del Movimento 5 Stelle neanche sull'idea, lanciata ieri dal blog, dei processi on-line per politici e amministratori: «Gli unici a fare i processi sono i magistrati dal punto di vista giudiziario e i cittadini dal punto di vista politico». Smentita doppia, dunque, che non è passata inosservata e che ha fatto pensare a un’imminente allontamento. Sì perché tra i grillini le voci fuori dal coro non hanno mai avuto vita facile, tanto che in Senato si è addirittura formato un nuovo gruppo composto dai dissidenti 5 Stelle cacciati dal leader indiscusso dei pentastellati. L’elenco degli epurati è lungo: al senatore Orellana è costata cara una frase su una possibile apertura verso il Partito Democratico: «Bisogna essere pronti a non avere tabù, potremmo avere un fortissimo peso contrattuale», un concetto espresso anche dai senatori Campanella e Bocchino, ufficialmente allontanati perché «sfiduciati dalla base», mentre in realtà non erano state gradite alcune prese di posizione su ipotetiche alleanze. Il cartellino rosso per Adele Gambaro è arrivato a causa di un’intervista in cui la senatrice aveva criticato duramente il comico genovese: «È lui il nostro problema, il movimento sta pagando i toni e la sua comunicazione, i suoi post minacciosi, soprattutto quelli contro il Parlamento». La risposta di Grillo? Prima la domanda sul suo blog: «Sono io il problema?», poi un post con il quale ha invitato la Gambaro a lasciare il Movimento. Un’espulsione confermata dal voto degli attivisti sul web, con il 65,8% dei favorevoli. I senatori Bencini, Bignani, Casaletto, Mussini e Romani, invece, sono stati mandati via per «essersi isolati troppo», mentre il senatore Battista ha avuto la colpa di mettere in discussione l’atteggiamento di Grillo durante il famoso incontro in streaming con Renzi: «E’ così che pensi di risolvere i problemi? Mi aspettavo qualcosa di più», il post finito nel mirino. Per Antonio Venturino, vice presidente vicario dell’Assemblea Regionale Siciliana, è stata fatale la diaria non restituita, ma i maligni sostengono che l’allontamento sia dovuto a un’intervista in cui aveva criticato la linea del M5S: «Il Movimento non ha una strategia e, se ce l’ha, è davvero difficile da comprendere», la frase incriminata, mentre il senatore Marino Mastrangeli è stato cacciato per aver partecipato ad alcuni talk show. Stessa sorte per la consigliera bolognese Federica Salsi che si è sfogata dopo l’espulsione: «Paradossalmente i partiti, con tutti i disastri che hanno arrecato a questo Paese, sono più controllabili dai cittadini di quanto lo siano Grillo e Casaleggio», mentre Valentino Tavolazzi, consigliere comunale di Ferrara, è finito sul banco degli imputati per aver partecipato a una convention dalla quale il leader dei 5 Stelle aveva preso le distanze. L’allontamento della Salsi e di Tavolazzi è stato criticato dalla consigliera comunale di Forlì Raffaella Pirini. Risultato? Cartellino rosso anche per lei, così come per Giovanni Favia, uno dei primi epurati, a cui costò caro il fuori onda durante la trasmissione di La7 Piazza Pulita: «Casaleggio prende per il culo tutti perché da noi la democrazia non esiste. Grillo è un istintivo, lo conosco bene, non sarebbe mai stato in grado di pianificare una cosa del genere. I politici, Bersani, non lo capiscono. Non hanno capito che dietro c’è una mente freddissima, molto acculturata e molto intelligente, che di organizzazione, di politica se ne intende». Con una dichiarazione del genere, inutile appellarsi alla clemenza della rete.
Fico contesta Beppe: «È un evasore» Ma chi sgarra è stato sempre espulso
Andrea Barcariol Non c’è nulla di più sconsigliato in politica che contraddire quanto detto dal tuo leader. Se poi il suo nome è Beppe Grillo e la smentita arriva a tre giorni dal voto europeo...