Prostituzione dilagante a Roma e il sindaco Ignazio Marino lancia l'idea di «zonizzazione del fenomeno», alcune aree dove la prostituzione sarebbe concessa per toglierla da sotto le finestre dei residenti. «Di questo se ne parla ormai da tempo. Mi fa assolutamente piacere che il sindaco di Roma stia prendendo posizione in questo senso. Siamo subito pronti ad aiutarlo», dice Maria Pia Covre, fondatrice del Cdcp, il Comitato per i diritti civili delle prostitute. La Covre è entusiasta all'idea. Abbiamo impiegato dieci giorni per controllare la situazione sulle strade romane, il tutto a distanza di sette mesi da un precedente nostro monitoraggio. Nulla è cambiato. I numeri sono sempre da capogiro, quasi 900 le squillo a rimpolpare il mercato del sesso nella Capitale. E' più probabile che il numero superi il migliaio. La Covre e il suo Comitato hanno perfettamente il quadro della prostituzione in Italia e giudicano del tutto congrui i numeri rilevati nel nostro «tour», ma lei sottolinea che la zonizzazione del sesso mercenario sarebbe un ottimo passo avanti. «Non si può vietare tutto, come non si può abbandonare tutto e lasciare la situazione alle sole mani delle forze dell'ordine: non se ne viene a capo. Prendiamo questa occasione, noi siamo pronti a venire a Roma a incontrarci con gli esperti di Marino e con i rappresentanti di polizia per studiare come definire queste aree». Osservandolo, è indubbio che oggi il fenomeno non conosca argini efficaci. L'andamento ondivago, per esempio, su via dei Prati Fiscali in III Municipio, dove i componenti del Comitato «Quelli del 6 Novembre - Salviamo Prati Fiscali» filmano le lucciole dai loro balconi e recentemente hanno registrato un ritorno di prostitute fin quasi a piazzale Jonio, dopo un periodo di semi-tranquillità dovuto a una maggiore presenza di forze dell'ordine. Le ragazze che vendono il loro corpo sono romene, moldave, bulgare, estoni, molte nigeriane (etnia africana predominante). Sulla Salaria lavorano sin dal mattino, con picchi all'ora di pranzo e all'imbrunire. La vicina via dei Prati Fiscali vede trasformate in alcove del sesso anche rampe e garage, ingressi di aree verdi, parchi come il Pratone delle Valli. Ritmi di lavoro vertiginosi, tipo 12 o 15 minuti a cliente, fra contrattazione, consumazione e ritorno sul posto. Macroscopico il fenomeno sulla Tiburtina e vie limitrofe, soprattutto oltre il Raccordo e in orari serali. Una vera babele dove si offrono una sessantina di ragazze. La prostituzione giunge fino all’area industriale di Tavernelle, territorio del Comune di Guidonia. Sesso mercenario tornato alla grande su viale Palmiro Togliatti: il punto più «denso» va dall'intersezione con via degli Olmi alla Prenestina. Si contano dalle 30 alla 50 giovani, chi più procace e attrezzata con vestiti chiassosi, poco «coprenti» e chi, forse agli inizi, in jeans e maglietta. E rischiano la vita invadendo la corsia di destra del vialone pur di farsi illuminare dai fari delle auto in rapido passaggio. A piazzale Pino Pascali il mercato del sesso vive anche al mattino. Fra lo slargo e via Gino Severini sono 25 ragazze. Altre 20 su via Giorgio Perlasca. E i transessuali dominano la sera anche sulla Collatina, presenti pure 20 ragazze di colore e altri 30 trans su via Severini, forme gonfiate dal silicone e dagli ormoni, voci baritonali. Altrettanti su via Emilio Longoni. Altra zona e altro scenario per le loro «sorelle» d'alto bordo, all'Acqua Acetosa, dai 15 ai 25 transessuali: clienti più ricchi, molti in discesa dai Parioli. Sesso a pagamento sull'Ardeatina (30 ragazze africane) e via Aurelia (25 prostitute), viale Marconi (40) oppure su viale Cristoforo Colombo e all’Eur vicino al Colosseo Quadrato, su viale Egeo e vicoli intorno, dove altre 30 donne ammiccano, assumono pose lascive ma gli occhi esprimono tutt'altro, un mondo di tristezza infinita.
E solo le "lucciole" sono d’accordo
