Politica

C’è già il vincitore della campagna elettorale

Grillo ha monopolizzato la propaganda, tutti a inseguirlo. Con l’incubo del risultato nelle urne. L'attacco di Renzi: "Non tocchi Berlinguer"

La campagna elettorale volge al termine e ha già un vincitore: Beppe Grillo. Attenzione, vincere nella battaglia della propaganda non è vincere le elezioni. Che differenza c’è? Chi avrà vinto nelle urne lo sapremo lunedì. Il vincitore della campagna elettorale si può già decretare ora. Perché? Perché queste tappe di avvicinamento al voto di domenica sono cominciate con un argomento unico (gli 80 euro) e una domanda di fondo (quanto prende Renzi). Del taglio del cuneo fiscale nessuno se ne ricorda più, come se il governo l’avesse deciso non un mese fa ma un anno fa. Del Pd nessuno si cura più. Due giorni fa il premier, impegnato in un tour elettorale in tutta Italia (farebbe bene a evitare i voli di Stato), ha confessato: «Se vince Grillo non mi dimetto». Ha dunque messo nel conto di perdere, una sconfitta che sembrava impossibile appena dieci giorni fa. Grillo ha vinto perché da due settimane mena le danze. La mattina sono tutti ad aspettare che cosa farà, che dirà. Ha imposto i temi di questa campagna elettorale. Tutti i giorni. È stata una rincorsa a lui. È stato Grillo a dettare gli argomenti della campagna elettorale, è riuscito a spazzare via la retorica del Paese che sta cambiando e a imporre la sua "verità" e cioè che non è cambiato nulla, anzi. Ha dettato tempi e modi, persino gli strumenti spostando la comunicazione da internet (mentre tutti andavano in tv) al piccolo schermo (quando gli altri si sono lanciati sul web) per finire nelle piazze. La fotografia che ha cambiato la campagna elettorale è quella della finale di Coppa Italia all’Olimpico, Fiorentina-Napoli. Gli incidenti, i poliziotti che parlano con Genny ’a carogna, i fischi all’inno nazionale e il premier che sorride in tribuna e non va via. Da quel momento la campagna elettorale ha preso un’altra piega. Matteo è rimasto fermo, Beppe s’è scatenato. Per rimanere alla similitudine calcistica, gli sportivi la chiamano "sindrome Milan-Liverpool". Di che si tratta? Si richiama la finale della Champions League del 2005. I rossoneri vincono 3-0 e aspettano solo il fischio finale per alzare la coppa. Gli inglesi non demordono, segnano un gol, ai milanisti sfugge di mano la partita, i Reds prendono il sopravvento e fanno un secondo gol. La squadra italiana va nel pallone, commette errori e subisce l’incredibile pareggio: perderà ai rigori. Ecco, non sappiamo come finirà (lo sapremo tra qualche giorno) ma quel che più conta è che Renzi ha mostrato una debolezza inaspettata, si è dimostrato vulnerabile. Lo hanno capito persino i mercati, la Borsa ha cominciato a scendere e lo spread a risalire. Il differenziale tra Bund tedeschi e Bot italiani ha preso 50 punti in pochi giorni per poi ripiegare. Ma un ripiegamento di attesa. Cosa accadrà? Gli scenari sono i più vari e non ha senso delinearli adesso senza conoscere quale sarà il risultato. Conta chi alza la coppa. Di sicuro abbiamo scoperto che c’è una buona parte del Paese disposta a correre dietro a un uomo, Grillo, un comico, che resta un salto nel vuoto. Sappiamo tutto ciò che non vuole, nulla di ciò che vuole.

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