Il risultato delle elezioni europee non avrà «nessuna ripercussione su Marino» né «sulla tenuta del Governo Renzi». Schulz al governo con la Merkel? «Sì ma ha presentato un programma dove si oppone alla politica del rigore dei conservatori». Goffredo Bettini a Roma è «l’eminenza grigia» per eccellenza, l’uomo dietro le quinte, colui che ha ispirato i governi comunali di Rutelli e Veltroni prima e di Ignazio Marino poi. Oggi è candidato in prima persona, alle elezioni europee, nella lista del Pd per la circoscrizione Centro. Partiamo da Roma. C'è una forte divisione nel partito e c'è chi indica nel risultato capitolino un referendum su Marino. Il verdetto delle urne condizionerà il proseguo dell'amministrazione in Campidoglio? «Le elezioni europee hanno una loro specificità. Ormai il ruolo dell'Europa nella vita dei cittadini è determinante. Sarebbe assurdo svilire il senso di questa competizione, per ridurlo a contese interne di partito o a verifiche su terreni impropri, estranei alla materia del contendere come il giudizio sull'amministrazione comunale. Le prospettive di Roma vanno valutate con serenità unitaria nelle sedi giuste e in un rapporto di solidarietà con il sindaco che si sta impegnando con grande intensità nel suo lavoro. E con lui vanno decise le cose da cambiare e le correzioni da realizzare». Si fa continuo riferimento alla necessità di una maggiore considerazione dello status di Capitale quando Roma chiede risorse al Governo. Si può applicare lo stesso in Europa? La Capitale d'Italia può pretendere un ruolo «privilegiato» a Bruxelles? «I progetti europei attinenti alla rigenerazione urbana e "Smart City", possono nei prossimi anni portare a Roma credibilmente 3 miliardi di euro. Il Comune deve mettere a lavoro in modo straordinario l'amministrazione, insieme a tutte le realtà economiche in grado di attivare anche investimenti pubblici e privati per definire 4 o 5 grandi progetti riguardanti la mobilità sostenibile, la rigenerazione urbana, l'innovazione e le nuove tecnologie. Penso alla sostituzione dei vecchi bus per passare a quelli a metano o al ferro; alla sostituzione di vecchi edifici inquinanti e di farli a forte risparmio energetico; al sostegno dell'avvio di imprese nei servizi della città e nel turismo. Tutto questo può migliorare lo status della capitale attraverso le opportunità che vengono da Bruxelles». Lei ha criticato l'austerity imposta dai conservatori in Europa. Ma il vostro candidato, Martin Schulz, in Germania è al Governo con Angela Merkel, "ispiratrice" del vostro avversario, Jean-Claude Juncker. Votando Pse, in che modo potrà cambiare l'approccio delle politiche europee? «Martin Schulz ha presentato un programma per l'Europa. In esso si contrasta la linea del rigore, rigore e solo rigore. Con questa linea si è ulteriormente depressa l'Italia. Occorre riattivare la domanda interna. Occorre far girare più denaro. Bisogna sfruttare la flessibilità che c'è negli attuali trattati europei, scorporare gli investimenti dal calcolo del tetto del 3% del deficit emettendo eurobond. Le risorse così ottenute non vanno sprecate, ma impiegate nell'innovazione e nel sostegno alla piccola e media impresa, nella semplificazione della pubblica amministrazione e rendere più competitivo il turismo». Qual è la prima cosa che proporrà da deputato europeo? Il suo primo «atto»? «Già in campagna elettorale, nell’iniziativa al Teatro Eliseo dedicata alla cultura insieme al ministro Franceschini, ho indicato un obiettivo possibile per la nostra città. Quello della nascita a Roma di un distretto del cinema e dell’audiovisuale. È questo il mio primo impegno in Europa se verrò eletto. Significa mettere in rete le nostre eccellenze come Cinecittà, l’Istituto Luce, il Centro Sperimentale». Il risultato del voto, qualsiasi esso sia, influirà sulla tenuta del Governo Renzi? «La sorte del Governo Renzi non è legata al voto europeo. Il governo reggerà fino a quando ci saranno le condizioni per cambiare il Paese e fare le riforme. Renzi non accetterà mai uno stato di paralisi e di compromessi. Certo, un risultato positivo del Pd alle europee gli darà una mano per andare avanti».
Bettini: «Il governo non rischia dobbiamo fare le riforme»
