Politica

Rossi al posto di Bondi, così cambia Forza Italia

La senatrice nuova amministratrice unica del partito. Sarà sua la firma sulle liste elettorali

Si chiude un altro capitolo storico per Forza Italia. Sandro Bondi, fin dagli esordi politici di Silvio Berlusconi al fianco dell’ex premier, da ieri non è più l’amministratore unico del partito. Il distacco dal ruolo era in realtà cominciato già da tempo. L’ex ministro della Cultura si faceva vedere in Parlamento sempre più di rado, specie dopo il voto sulla decadenza del leader, a fine 2013. Un passo indietro che, peraltro, Bondi aveva marcato ancor di più con una lettera aperta a La Stampa nella quale contestava le ultime scelte politiche del partito e auspicava un appoggio a Matteo Renzi. Al di là delle polemiche che ne seguirono, l’ormai ex amministratore unico ha sempre chiarito che - a differenza dei vari Alfano, Bonaiuti, Schifani e tanti altri - il suo non sarà un «tradimento» per approdare in altre forze politiche. Semmai, un graduale ritorno a vita privata. Lo ha confermato anche ieri, Bondi, nel corso del Comitato di presidenza che si è tenuto a Palazzo Grazioli e che ha ratificato, all’unanimità, la nomina al suo posto della senatrice Maria Rosaria Rossi. Una nomina che, sebbene sia stata salutata dai commenti positivi di tutte le anime del partito, potrebbe acuire alcune fratture che solo la campagna elettorale sta tenendo sopite in attesa del redde rationem del 26 maggio, dopo il voto europeo. La Rossi, infatti, è a tutti gli effetti uno degli elementi più vicini a Berlusconi e sta assumendo un’influenza sempre più decisiva nel partito. Con Giovanni Toti catapultato dalle reti di famiglia al ruolo di consigliere politico e Francesca Pascale che in qualche modo ha «suggerito» alcune scelte politiche, specie nella sua Campania, Maria Rosaria Rossi chiude uno schema che sembra lasciare solo le briciole ai veterani. Il ruolo di amministratore unico, peraltro, con Berlusconi comunque parzialmente limitato nella sua libertà personale dall’affidamento ai servizi sociali, assume un rilievo cruciale. L’assistente personale di Berlusconi, già nominata «capo dello staff presidenziale» nel febbraio scorso, vedrà passare dalle sue mani i fondi destinati ai gruppi parlamentari, vigilerà sulle casse, avrà la rappresentanza legale del partito, anche in giudizio, e il potere di usare il simbolo del partito e di presentare le liste elettorali. Ruolo, quest’ultimo, molto temuto proprio dai rappresentanti della vecchia guardia. Le tensioni, come detto, al momento restano confinate alle indiscrezioni. C’è una campagna elettorale da portare avanti, in grandi difficoltà. La rimonta avviata dalle prime apparizioni televisive di Berlusconi, infatti, sembra essersi arenata e il partito oscilla sempre intorno a percentuali lievemente inferiori al 20%. Non a caso, lo stesso ex premier ha ammesso che «prendere il 21 sarebbe un grandissimo risultato» e - con una facilmente immaginabile amarezza - ha riconosciuto che «il Nuovo Centrodestra probabilmente supererà il quorum per Strasburgo, anche se resta la stampella della sinistra e farà la fine di Monti e Fini». Proprio all’ex cofondatore del Pdl, Berlusconi ha riservato una battuta al vetriolo quando, in una delle ormai quotidiane apparizioni televisive, gli hanno mostrato un video dell’ex presidente della Camera e lui ha commentato: «Chi era quel signore? Non mi ricordo...». Battute a parte, il clima che si respira è pesante. L’atteso colpo di scena che tutti si aspettavano per l’ultima settimana di campagna elettorale non è arrivato e Berlusconi è rimasto marginale rispetto alla polarizzazione dello scontro tra Grillo e Renzi. Tanto che l’ex Cavaliere non ha difficoltà ad ammettere possibili ripercussioni dal voto sul cammino delle riforme. «Bisognerà vedere cosa accadrà con il voto alle Europee». Proprio per valutare le eventuali mosse, è già convocato un nuovo comitato di presidenza per il 28 maggio, alle 14.30. Sarà l’occasione per fare il punto e, chissà, qualcuno vi vede anche l’occasione per celebrare nuovi addii, specie tra i senatori. Verso, ovviamente, il Nuovo Centrodestra.

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