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Gualtieri: «Grillo non conterà. Se vince la rabbia è la fine»

L’Europa «che va cambiata», che ha favorito lo scetticismo e la rabbia dei cittadini «non è l’Unione in se stessa, ma l’Europa del Ppe, del lussemburghese Juncker, il premier delle banche». Mentre il Movimento 5 Stelle «a Strasburgo non conterà niente, perché i suoi parlamentari verranno marginalizzati nel gruppetto dei Non Iscritti». L’obiettivo è «contribuire a far diventare Schultz, leader del Pse, presidente della Commissione Ue, per una correzione di rotta delle politiche economiche in Europa». Roberto Gualtieri, eurodeputato uscente e ricandidato nelle file del Pd per la circoscrizione Centro Italia, si sente soprattutto «un esponente del Pse» e rimette al centro il testa a testa fra Jean-Claude Juncker, candidato dei Popolari Europei molto vicino ad Angela Merkel, e il tedesco Martin Schultz, leader del Pse, non troppo critico nei confronti della Cancelliera (l’Spd in Germania è nella «grosse koalition» che sostiene il governo) ma desideroso di apporre correttivi. Gualtieri, patto di stabilità e fiscal compact sono le priorità in Europa oggi? «Sì, sono alcune delle cose da rivedere. Io sono stato uno dei negoziatori del gruppo del Pse su questi temi. Abbiamo ottenuto dei margini di flessibilità sul patto di stabilità e la clausola degli investimenti che ci permettere di metterne una parte a carico del deficit. Tuttavia la Commissione Ue non vuole attuare questa regola per l’Italia. Una Commissione diversa, con equilibri politici diversi, potrebbe consentire di applicare questa clausola all’Italia e di correggere le politiche economiche europee nella direzione di maggiore ruolo agli investimenti e alla domanda interna e alla crescita e occupazione». Il dibattito oggi è tra euro-no e euro-sì. Non ritiene ci sia una via di mezzo, un euro più sostenibile per tutti? «È proprio questo il punto. La Bce dovrebbe contribuire a un aumento del tasso d’inflazione e alla svalutazione dell’euro. Lo ritengo non solo una possibilità che esiste, ma quasi un suo dovere. Perché il trattato afferma che l’obiettivo della stabilità dei prezzi va perseguito insieme con l’obiettivo della crescita economica. Il livello ottimale di crescita dei prezzi è del 2%, ma noi siamo molto sotto, in una situazione di stagnazione, quasi di deflazione. Dunque ritengo che non solo ci sia la possibilità, ma anche l’obbligo da parte della Bce di portare il tasso d’inflazione alla media del 2% e quindi di sostenere una maggiore liquidità e di contribuire a un deprezzamento del tasso di cambio». C’è molta difficoltà a intercettare i fondi europei. Come si può invertire la rotta? «La giunta Zingaretti ha segnato una svolta su questo terreno, perché non solo è riuscita a salvare rilevanti risorse europee a rischio di restituzione, ma adesso sta impostando in modo efficace il nuovo ciclo di assegnazione 2015-2020 dei fondi strutturali. Bisogna riconoscere quando fortunatamente disponiamo di un governo, come quello regionale, che sta lavorando bene. Dopodiché occorre fare meglio e di più sulla capacità di attingere ai fondi diretti, quelli a bando. Dobbiamo aiutare le istituzioni locali a sviluppare delle capacità amministrative adeguate e contribuire a realizzare la la programmazione territoriale integrata». Il M5S rosicchiando voti. Si dice abbia sorpassato il Pd. «Io sono fiducioso che gli italiani non commetteranno un errore così grave. Sarebbe un errore fatale per l’Italia presentarsi con il volto della rabbia, della protesta ininfluente di quelli che vanno sui tetti. In Europa se si va sui tetti, gli altri continuano a decidere. Dopo esserci presentati con il volto di Berlusconi, adesso ci manca solo che ci presentiamo con il volto di Grillo, daremmo davvero un pessimo segnale all’Europa e saremmo meno credibili». Non è volersi creare sempre un nemico o una giustificazione? «Il Parlamento Europeo fa legislazione con parlamentari di altri Paesi molto agguerriti. Il problema dell’Italia è di cercare di condizionare la legislazione con parlamentari capaci che sappiano le lingue, che sappiano starci in Europa, che siano parte dei gruppi politici e che possano avere un peso. Essendo il M5S per sua stessa definizione incoalizzabile, ed essendo necessario, per creare un gruppo politico a Bruxelles, avere parlamentari di almeno 7 Stati, gli eletti M5S siederanno nel Gruppo Misto, i Non Iscritti, un’area del tutto marginalizzata che non ha alcun peso e alcun ruolo. Quindi saranno semplicemente irrilevanti, oltre che ci faranno fare una pessima figura».

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