«Vinceremo noi. Il futuro ci darà ragione. E comunque in queste europee supereremo abbondantemente la soglia di sbarramento». Beatrice Lorenzin, ministro della Salute e capolista del Nuovo Centrodestra nella circoscrizione Italia Centrale non ha dubbi sul successo del partito di Angelino Alfano e non teme smottamenti nella maggioranza di governo dopo il voto del 25 maggio. «Ci sono le riforme da fare - spiega - Le elezioni non influiranno sull’agenda del governo e sulla tenuta della maggioranza». Cosa si aspetta da quello che Quagliariello ha definito «un esame di maturità giunto troppo presto»? «Non abbiamo fatto neanche quello di quinta elementare o terza media. Ma sono serena, senza hashtag. Girando per i territori trovo grande consenso e simpatia. Non c’è niente contro, dato molto positivo. In passato c’è sempre stata una polarizzazione di scontro nei nostri confronti. Oggi il fronte pro governo è maggioritario». Il duello tra Renzi e Grillo è evidente. Per il governo sarà un voto spartiacque? «No, il futuro dell’esecutivo è blindato dalla maggioranza parlamentare autosufficiente che ha una visione e un progetto per andare avanti e fare le riforme: fisco, lavoro, Italicum, Senato, Titolo V. Ce n’era bisogno a novembre e anche oggi. Dobbiamo fare le riforme per agganciare la ripresa». L’esito del voto non inciderà? «Inciderà solo sulle scelte politiche. Parlare di un’alternativa solo tra il Pd e un antisistema di stampo populista come Grillo, è preoccupante per il sistema democratico. Oggi cambiano gli scenari. Nelle democrazie mature si confrontano culture politiche diverse con posizioni alternative, ma con principi comuni condivisi. Da noi non è così. Oggi il centrodestra non è alternativo per colpa di Forza Italia che ha avuto grandi responsabilità, destrutturando i moderati e confinandosi in una posizione che oscilla tra estremismi e confusione. Come Ncd abbiamo due responsabilità: stare al governo e fare le riforme, basta con i pollai da talk show. E ricostruire il centrodestra, essere il catalizzatore di un nuovo gruppo dirigente e di milioni di persone che sono fuggite da Pdl e FI. Questo voto è il punto di partenza. I partiti si stanno ristrutturando. Servono due schieramenti con ampi valori fondanti condivisi, poi ci si confronterà sul metodo, i modelli di sviluppo, le idee». Se FI va male le riforme rischiano di saltare? «La maggioranza è autosufficiente. FI decida cosa fare, ogni giorno dice una cosa diversa: attaccano il governo, ci chiamano traditori, poi dicono che dovremo allearci in futuro. Ora Berlusconi dice che rischiamo il default, ma noi già a dicembre ne eravamo consapevoli. Che confusione. Non possiamo stare appresso agli sbalzi di umore. Mi stupisce anche vedere certe fibrillazioni nel Pd, che esprime il premier». Cosa accadrà dopo il 25 maggio? «Il futuro si costruisce nel presente. Stiamo creando un partito, domani vogliamo essere vincenti. Non siamo i cespugli di nessuno». Non vede troppe contraddizioni nel centrodestra? «È un problema di alcuni partiti che devono decidere cosa essere: destra estremista, populista e demagociga o forza di governo. Noi vogliamo essere grande partito di stampo popolare e liberare che fonda queste culture. Un partito moderno, fatto di persone normali, che fa politica in modo normale e che vuole un’Italia normale senza prendere in giro la gente con promesse irrealizzabili e propagande improntate sull’odio. Siamo sfiniti da vent’anni di laceranti contrapposizioni. Non siamo una nazione perché non abbiamo valori condivisi e ciò frena l’economia». Cosa c’è di Ncd nel governo? «Il decreto Lavoro porta la nostra firma. Vogliamo portare a casa il fattore famiglia sul bonus di 80 euro, i provvedimenti per le partite Iva e la delega fiscale». E di Beatrice Lorenzin? «Per due volte ho evitato tagli per 5 miliardi al fondo sanitario. Abbiamo varato i costi standard. C’è poi il decreto sugli stupefacenti e gli off label. Firmeremo il patto per la salute e abbiamo realizzato molte norme per aiutare la competitività industriale per tenere l’industria biomedica in Italia, vale l’11% del Pil. Ci sono poi il piano nazionale di prevenzione e quello per sconfiggere cirrosi ed epatite C, abbiamo realizzato il piano per le malattie rare sostenendo le famiglie coinvolte. Con Poletti dobbiamo realizzare una vera integrazione sociosanitaria e politiche diverse per la terza età: gli anziani non si aiutano dandogli una dentiera ma garantendo percorsi di salute sui territori, ripensando il welfare».
Lorenzin: «Il voto è soltanto l’inizio. Voglio un’Italia normale»
