Politica

La favola dell’orco

di Gian Marco Chiocci Raccogliere lo sfogo di chi s’è portato addosso (ingiustamente) l’onta sudicia della pedofilia è due volte un atto dovuto, perché ora sono due le sentenze d’assoluzione su...

Raccogliere lo sfogo di chi s’è portato addosso (ingiustamente) l’onta sudicia della pedofilia è due volte un atto dovuto, perché ora sono due le sentenze d’assoluzione su Rignano Flaminio. Per questo diamo spazio ai mostri che mostri non sono, e che in otto anni hanno perso tutto, dall’onore agli amici, dal lavoro alla voglia di vivere. Ricordate la storia? Un asilo di un piccolo paese alle porte di Roma abitato - secondo l'accusa - da diavoli depravati e bambini adescati tra i banchi di scuola e nel dopolavoro casalingo organizzato da maestre-streghe e bidelle megere. Un unicum nella storia della pedofilia mondiale quello della presenza, nello stesso luogo, di tanti orchi con la medesima passione. Eppure tra accuse orribili, suggestioni mediatiche, prove a metà, perizie sballate e testimonianze monche - oltre a una pervicacia degli organi inquirenti a dimostare l’indimostrato (e sin qui indimostrabile) - l’impianto accusatorio s’è sbriciolato. Ai presunti mostri finiti in galera e sulle prime pagine dei giornali, si sommano altre vittime: i bambini, costretti a una vita spezzata da controlli ginecologici e sedute dallo psicologo. E i loro genitori, increduli e indignati per le assoluzioni in primo e secondo grado. Il rispetto è per tutti. Cominciamo però da chi ha rischiato il linciaggio ogni volta che usciva di casa.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.