Politica

Tajani: «Rigore sulla sicurezza. Oggi Roma è al collasso»

«L’Europa ha fatto ascoltare la sua voce sulla vicenda dei Marò e non si è più parlato di pena di morte in India, ma ora se non ci sarà la liberazione in tempi rapidi dei nostri due fucilieri non può continuare sul fronte della trattativa del libero scambio con questo Paese. Saremmo nella palese violazione dei diritti umani». A dirlo è il capolista di Forza Italia per le elezioni europee - Circoscrizione Centro, Antonio Tajani (già accreditato da più parti dopo il 25 maggio come il successore di Schulz alla presidenza dell’Europarlamento). Qualche giorno fa, all’Hotel Parco dei Principi nella Capitale, l’adunata forzista al cospetto di Silvio Berlusconi ha inondato gli animi: «Partecipazione e grande entusiasmo, era un po’ il clima del ’94», si compiace ancora il vicepresidente uscente della commissione Ue: «C’è un risveglio rispetto a due-tre mesi fa. Il complotto ordito all’estero contro Berlusconi ha scosso gli elettori a cui hanno riproposto tre governi, uno dietro l’altro, non eletti dal popolo». Confessando, da fondatore del partito: «Come capolista mi sento una responsabilità in più addosso». Onorevole Tajani, quali le priorità da portare avanti in Europa? «La riforma della Banca Centrale Europea in primis, cambiandone le regole, per arrivare ad avere una Banca centrale come la Federal Reserve Usa, in grado anche in un momento di crisi di stampare moneta, scudo contro l’inflazione, risvegliando dal coma un’economia che si è fermata sul fronte dei consumi. L’euro, oggi troppo forte, va svalutato per favorire l’export. Insomma, una Banca Centrale che lavori a favore della crescita». Dunque, il problema non è l’euro? «No, il problema è come viene regolato. Inoltre, l’Europa così com’è non va bene. C’è un forte malcontento perché la politica economica è stata incentrata sulla politica del rigore e dell’austerità, ma non si possono risanare i conti pubblici se non c’è, al contrario, un ritorno consolidato all’economia reale. A tal proposito va risolto il problema dell’accesso al credito dei piccoli imprenditori, riducendo il fardello burocratico». Poi? «Poi vorremmo essere il punto di riferimento dell’Italia che produce: imprese, artigiani, professionisti, ma anche i pensionati, che hanno prodotto e devono vedersi aumentata la pensione. Mi riferisco all’Italia creatrice di occupazione, perché il futuro dei nostri figli non sarà nell’amministrazione pubblica, che con l’apporto della tecnologia vedrà ridursi il suo personale. C’è, quindi, bisogno di intensificare gli investimenti privati. Oltre a questo, l’ambito abitativo: ho presentato un piano di azione per le costruzioni. Per accelerare sulla ricostruzione dei centri storici, ad esempio, è importante puntare su soluzioni ecocompatibili, leva fondamentale per il settore dell’acciaio in special modo dell’Italia Centrale, quella che ha per tradizione una intensa vocazione specialistica. E, ovvio, la tutela del turismo». L’Italia può recuperare il suo ruolo in Europa? «Lo può fare facendo valere i propri interessi. C’è l’urgenza di avere un’Italia protagonista; la politica italiana deve essere presente, avere idee e non deve dire sempre sì a ciò che dicono gli altri. In quest’ottica si inserisce l’attenzione al turismo, come ho già ricordato. Abbiamo necessità di turisti che spendono di più. Guardi la città di Roma, è una città conservata male. E non c’è solo questo aspetto. Pochi giorni fa ho incontrato i cittadini di Ponte di Nona: sono esasperati e spaventati dalle incursioni dei rom e da come vengono gestiti i rifugiati politici con cui convivono a due passi dalle loro abitazioni. La situazione non era al top, ma adesso è di gran lunga peggiorata. Da ciò che è accaduto per la finale di Coppa Italia fino ai controlli inesistenti e alla prostituzione dilagante, Roma viene continuamente offesa. Senza parlare dell’abusivismo commerciale che colpisce al cuore gli esercenti e dei continui soprusi a danni dei romani e non. Ma che immagine diamo della Capitale d’Italia ai turisti? Soltanto un ricettacolo di violenza. Situazioni di questo tipo mettono in fuga i visitatori». Solo colpa del modus operandi capitolino? «Serve di certo un intervento più duro, ma in tanti episodi è pure mancata l’azione di un governo forte. I fatti degli ultrà erano prevedibili da questo punto di vista. E purtroppo quell’immagine è passata in tutto il mondo, danneggiando la Capitale e il Paese. Serve sinergia e, soprattutto, un decisivo cambio di rotta».

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.