«Quando Berlusconi sarà uscito di scena, bisognerà pensare alla civilizzazione della magistratura italiana». Questo il pensiero di un grande e compianto giornalista di inchiesta, Peppe D’Avanzo, per com’è riportato in un e-book molto toccante. Evidentemente, dopo 20 anni di berlusconismo e di guerre giudiziarie con una pericolosa confusione di ruoli e l’uso politico dei processi penali, l’auspicio era di tornare a una condizione di normalità costituzionale e a una netta separazione tra i poteri dello Stato che garantisse davvero l’autonomia e l’indipendenza della magistratura dalla politica. Qual è invece il progetto di Renzi per l’annunciata riforma della giustizia? Dalle prime mosse si direbbe che va in direzione opposta: un pm, Nicola Gratteri, voluto come ministro della Giustizia (bloccato solo dall’intervento di Napolitano). Un magistrato, Cosimo Ferri, sottosegretario alla Giustizia, un altro, Domenico Manzione, sottosegretario all’Interno per non dire di Raffaele Cantone a capo dell'Anticorruzione e ora «controllore» governativo sull’Expo. Siamo difronte a una vera rivoluzione renziana nei rapporti tra governo e magistratura perché in passato le toghe hanno ricoperto importanti incarichi di governo, ma prima si candidavano alle elezioni o andavano in aspettativa, in sostanza cambiavano mestiere. Tanti gli esempi, per ogni partito fino alle più alte cariche dello Stato (Scalfaro al Quirinale, Violante alla Camera, Grasso al Senato, Nitto Palma al ministero della Giustizia e tanti altri). Renzi, invece, i magistrati non li candida alle elezioni ma li utilizza come «tecnici» e li inserisce direttamente in incarichi che per loro natura non sono riservati dalla legge ai cosiddetti giudici «fuori ruolo"». Tutto ciò potrebbe incentivare molti magistrati a intraprendere questo nuovo tipo di carriera e, una volta cessato il mandato, potranno tornare a ricoprire il loro precedente incarico perché la legge disciplina solo il caso del ritorno in magistratura dal mandato parlamentare. Sicuramente una mossa intelligente per avere il consenso dalle procure, importante per governare senza intoppi. Ma siamo sicuri di andare nella direzione giusta o rottamiamo anche la Costituzione. E il Csm che fa? L’autonomia e l’indipendenza vanno garantite solo per i governi di centro-destra?
Da D’Avanzo al nuovo corso dei pm «tecnici»
di Gaetano Filangeri