Non c’è soltanto una rappresentazione di ordinaria, odiosa criminalità nelle vicende dell’Expo e in quelle della direttrice Roma-Beirut via Reggio Calabria. C’è purtroppo anche una nuova ondata di luoghi comuni. Tutto quello che serve a coprire le responsabilità di quanti, in oltre vent’anni da Mani Pulite, non hanno fatto abbastanza per bonificare i rapporti tra politica e affari e imporre sobrietà alla politica. L’elenco ha inizio con la ridicola domanda: questa è, o no, una nuova Tangentopoli? Ovvio che chi, come Di Pietro, allora era un magistrato rampante e oggi è un politico declinante rimpianga quel periodo. Altri tempi. C’è chi, invece, opta per un desolante giudizio sulla perversione dei nostri tempi: allora si rubava per i partiti, adesso si ruba per sé. I confronti, per nostra fortuna, non hanno ancora fatto imboccare agli spericolati opinionisti la scriteriata conclusione che si stava meglio quando si stava peggio. In attesa di arrivarci (non si sa mai) c’è chi invoca un’altra Mani Pulite. Come se le Procure italiane avessero ogni tanto bisogno di un evento speciale per dimostrare la propria efficienza anziché lavorare ogni giorno dell’anno. L’elenco comprende con il segnalato ritorno dei soliti noti, anche quello dei partiti che non ci sono più. Così, dirigenti locali della Dc come Frigerio vengono innalzati al ruolo di parlamentari di quel partito, mentre lo sono divenuti molti anni dopo, a Dc liquidata da tempo. Dietro il compagno G., come Greganti, si intravede lo scavo della vecchia talpa leninista ormai in letargo. Mancavano i socialisti, è vero. La loro assenza è stata tuttavia parzialmente riscattata dall’apprendere che la signora Matacena è figlia di un esponente socialista. In tanto discutere si fa però poca attenzione alla domanda più importante: chi ha rimesso in giro, e soprattutto perché, questi signori?
Nuovi scandali e luoghi comuni
di Enzo Carra