Vince il Pd. Anzi no, perdono tutti. Il migliore in campagna elettorale? Beppe Grillo. Ma forse neanche lui è stato il massimo. Il vincitore «aritmetico» sarà Matteo Renzi, ma quello «morale», se arriverà a ridosso del Pd, sarà il leader del M5S. E Berlusconi? Non è stato il solito «leone» da campagna elettorale ma manterrà i suoi voti. Oppure no? Su una cosa i giudizi di alcuni direttori e giornalisti sentiti da Il Tempo, collimano: il M5S non riuscirà a superare il Pd. Opinioni differenti, conclusioni altrettanto diversificate, previsioni tentate e poche certezze. Se per Vittorio Feltri, editorialista del Giornale, è stato Grillo a vincere a mani basse la campagna elettorale, quello che rischia di più è il premier Renzi. A non avere dubbi che sia stato Grillo a condurre la migliore campagna elettorale è il vicedirettore del Fatto Quotidiano, Marco Travaglio, certo che il leader del M5S sia riuscito a imporre la sua direzione di marcia fino a «costringere» il Pd a votare per l’arresto del deputato Francantonio Genovese. Giorgio Mulè, direttore di Panorama, che plaude alla bravura della leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, è invece convinto che abbiano perso tutti, mentre per Paolo Liguori, direttore di News Media, Renzi sta subendo un progressivo logoramento e Forza Italia alla fine terrà. Ad assegnare a Matteo Salvini la «palma d’oro» della campagna elettorale, è invece Mario Giordano, direttore del Tg4, che elogia il leader della Lega Nord per aver «resuscitato un morto». Alessandro Barbano, direttore del Mattino, è invece certo che se Renzi non avesse preso in mano le redini della campagna elettorale, Grillo sarebbe stato il trionfatore assoluto. Il direttore di Libero, Maurizio Belpietro: vincerà l’astensionismo. Per Padellaro, direttore del Fatto Quotidiano, Forza Italia prenderà più voti di quanto dicano i sondaggi mentre per D’Agostino, direttore di Dagospia, FI, al contrario, crollerà e per Renzi e Napolitano sarà la fine.
I direttori di giornali e tv: Renzi primo ma il leader del M5S è il più bravo
Berlusconi in affanno, ma manterrà i suoi voti. Il rischio è il partito dell’astensione