Caro direttore, ci sono giornate, come quella di ieri, in cui mi vergogno di essere italiano. Sono un commerciante e ogni volta maledico questo Paese che da anni tollera devastazioni ai negozi, alle auto, alle bellezze di Roma, assalti contro le forze dell’ordine. Non mi hanno stupito i filmati con i manifestanti armati che hanno occupato una parte del centro storico a me tanto cara. Li ho visti in tv perché non ci ho pensato nemmeno un minuto a tenere aperto il mio negozio, come ho fatto (purtroppo) in altre occasioni. Ho abbassato la serranda, provando rabbia e amarezza. Ho scelto di rinunciare a un sabato di bel tempo e dunque di lavoro proficuo, che per me avrebbe rappresentato una boccata d’ossigeno economica, per evitare, magari, di ritrovarmi il negozio devastato come capitato altre volte. Capisco e difendo il diritto a manifestare ma qualcuno, a cominciare proprio dai partecipanti al corteo, dovrebbe porsi il problema della gente che non può lavorare per via delle loro scorribande. Non sanno che anche noi siamo lavoratori in crisi (e in questi mesi disoccupati) come loro? Io non ne posso più. Mia moglie e i miei figli non ne possono più. Non sappiamo più a chi appellarci. Ci appelliamo a voi de Il Tempo perché possiate dar voce a chi l’ha persa da anni.
Ora basta fateci lavorare
Caro direttore,ci sono giornate, come quella di ieri, in cui mi vergogno di essere italiano. Sono un commerciante e ogni volta maledico questo Paese che da anni tollera devastazioni ai negozi, alle...