Politica

Catturato il latitante «malato» Dell’Utri

L’ex senatore sorpreso dai servizi segreti a Beirut un un lussuoso hotel La polizia libanese ha eseguito un mandato di cattura internazionale

Fine della corsa: Marcello Dell’Utri è stato individuato e fermato ieri mattina in un lussuoso hotel di Beirut: l’Intercontinental Phoenicia. Agli agenti dell’«Intelligence security police» libanese, l’equivalente della nostra Digos, non ha dichiarato nulla, è semplicemente rimasto in silenzio. La «pista libanese» era quella giusta e l’ex senatore è finito in camera di sicurezza. La ricostruzione dei suoi spostamenti e l’individuazione precisa del luogo di arrivo è stata fatta dall’Interpol italiana, rappresentata a Beirut da un funzionario di collegamento. Dell’Utri, condannato in appello per concorso in associazione mafiosa, era da venerdì ufficialmente latitante a pochi giorni dal giudizio della sentenza definitiva in Cassazione. Aveva fatto sapere, attraverso una serie di dichiarazioni, di non essere «in fuga» ma di trovarsi all’estero per motivi medici, cure a seguito di un’angioplastica. Ma non è stato trovato in una clinica, era nell’hotel, uno di quelli con piscina, spa e numerose boutiques, e aveva con sé una somma di denaro in contanti, diverse decine di migliaia di euro. Gli inquirenti del Dipartimento di Intelligence della polizia libanese non hanno interrogato Marcello Dell’Utri che è stato portato in una stanza di una caserma della polizia. Funzionari dell’ambasciata italiana si sono recati nella stessa caserma, ma non lo hanno personalmente incontrato. Secondo l’avvocato di Dell’Utri, Giuseppe Di Peri, «l’eventuale esistenza di un trattato per l’estradizione tra Italia e Libano, di cui non conosco i termini, è la prova che Dell’Utri non aveva alcuna intenzione di darsi alla fuga, altrimenti avrebbe scelto un Paese diverso, e che non c’è stato alcun piano relativo al suo allontanamento». Il sostituto procuratore generale di Palermo, Luigi Patronaggio, ha invece commentato l’arresto affermando che «nonostante la forte pressione mediatica che talvolta rischia di vanificare il nostro lavoro e quello delle forze di polizia che ci collaborano, ritengo che, in sinergia con la Dia e l’Interpol, con l’arresto di Dell’Utri abbiamo ottenuto un ottimo successo operativo». Era stato proprio Patronaggio a chiedere più volte alla Corte d’Appello di Palermo il divieto di espatrio prima dell’arresto, ma soltanto il 7 aprile i giudici hanno accolto la richiesta. «Attendiamo adesso con serenità l’esito del processo in Cassazione», ha aggiunto Patronaggio. Tra l’Italia e il libano esiste un trattato per l’estradizione siglato negli anni Settanta. Le pratiche per il ritorno di Dell’Utri in patria, già avviate dal Guardasigilli Andrea Orlando, non dovrebbero presentare particolari problemi.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.