Politica

«Angelino chiederà scusa a Marcello»

Alberto Dell’Utri: «Un ministro non può tenere conto delle amicizie»

A far scattare l’ordine di arresto per Marcello Dell’Utri sono stati due elementi: la localizzazione di una sua utenza telefonica vicino Beirut e l’intercettazione di una conversazione fra suo fratello Alberto e un amico, nella quale si discute di passaporti diplomatici e possibili destinazioni. Ancora nessuno può dire con certezza se Dell’Utri fosse in fuga o in cura all’estero. Abbiamo sentito al telefono Alberto Dell’Utri, che non solo giudica «strane» certe decisioni contraddittorie dei giudici in merito alla richiesta d’arresto, ma nega che nella conversazione intercettata si stesse parlando di un «piano di fuga» per suo fratello, che dunque, sostiene, non stava affatto scappando. E poi ironizza sul ministro degli Interni, Angelino Alfano. Dell’Utri, il ministro Alfano, che conosce benissimo suo fratello da almeno 20 anni, ne ha annunciato con soddisfazione la cattura e l’estradizione. «Il ministro svolge la sua funzione istituzionale, è doveroso che si comporti come si sta comportando, non può tenere conto delle amicizie, visto che ha una carica istituzionale. Sarebbe stato strano se non avesse agito in questo modo. Forse una pacca sulla spalla a Marcello e una parola carina gliela dirà quando lo vedrà. In privato». Lo dice in senso ironico? «Un po’ in senso ironico, un po’ no». L’ex senatore era in fuga o davvero si trovava all’estero per curarsi? «Conosco bene mio fratello, non è uno che scappa, è uno che affronta le situazioni. Non ha l’animus di chi scappa di fronte alla realtà. Era sicuramente lì per curarsi. Ha quattro stent, infatti dice sempre "io vivo di stent". L’ultimo l’ha messo il mese scorso. Ha dei problemi e probabilmente era lì per questo. Ma a me non l’ha detto che sarebbe partito per curarsi, probabilmente per non far preoccupare le persone a lui vicine». Forse è scappato per timore della sentenza di martedì? «Ma la sentenza non è affatto scontata, c’è la possibilità che i giudici decidano per il verso giusto. Perciò scappato da cosa? Si poteva pensare a una fuga dopo un’eventuale sentenza negativa, al limite, ma al momento non mi pare il caso di ipotizzarla. Vediamo cosa succede martedì. Ha ragione l’avvocato Federico, l’hanno trasformato in latitante, perché latitante non lo era. Non è andato via fuggendo a un mandato di cattura, poteva tranquillamente viaggiare». Il Tribunale del Riesame ha dichiarato inutilizzabile l’intercettazione fra lei e il suo amico. La Corte d’Appello di Palermo, al contrario, l’ha utilizzata per chiederne l’arresto. «È una stranezza. Ma sono gli ambienti giudiziari che devono mettersi d’accordo. E comunque in quella intercettazione non parlavo della fuga di mio fratello, parlavo in generale, non mi riferivo a nulla in particolare. Questo mio amico mi diceva che in questo posto si possono ottenere i passaporti diplomatici, ma in senso generico. Non era un piano di fuga. Se fosse stato un piano non ne avremmo certo parlato in un luogo pubblico». Però è una coincidenza ben strana il fatto che suo fratello si trovasse proprio in Libano, cioè uno dei luoghi citati nell’ormai famosa conversazione. «Quante combinazioni e coincidenze strane accadono nella vita di ognuno? Ma no, senta, ne parlavamo come si parla di tante cazzate. In un ristorante non si parla solo di argomenti seri, ma di molte cose». Ritiene anomala la richiesta d’arresto? «Non posso giudicare, non ho competenza in materia giuridica. Se l’hanno fatta probabilmente sono nel giusto». Suo fratello è stato indagato nel 1994. Dopo 20 anni è ancora in attesa di una sentenza definitiva. «Ecco, questa è la vera anomalia, attendere 20 anni per stabilire se una persona è colpevole o innocente. È incivile. Tra l’altro a qualunque persona indagata per 20 anni qualche pelo glielo trovano. Ma se su mio fratello hanno cercato e quel pelo non l’hanno trovato, evidentemente non c’era niente da trovare. Potevano impiegarne altri 20, così facevano un verdetto post mortem».

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