«Se il ministro dei Beni Culturali vuole, Promuovitalia, la società nata per essere il braccio operativo dell’Enit, può essere messa in liquidazione subito». Lo spiega a Il Tempo il presidente Costanzo Jannotti Pecci che aggiunge però che la condizione per avviare la procedura deve essere assolutamente vincolata a un piano di salvaguardia dei livelli occupazionali. In ogni caso si tratterebbe del primo ente pubblico annoverato tra quelli inutili a dare un segnale di razionalizzazione vera. Certo per ora si tratta solo di un’affermazione di principio. Ma gli elementi per una conclusione positiva, nel senso di sollievo per le tasche del cittadino chiamato a pagare sedi e privilegi, ci sono tutti. Promuovitalia, infatti, si trova da qualche anno in cattive acque dal punto di vista finanziario. Una gestione poco efficiente, che Pecci Jannotti ha ereditato, ha visto emergere il primo rosso nel bilancio del 2012 per circa 291 mila euro. Un’emorragia economica che si ripeterà anche nel bilancio del 2013. I conti dello scorso anno non sono stati ancora esaminati ma le prime risultanze stimano attorno ai 900 mila euro le perdite cumulate. Un buco già previsto e segnalato dal presidente di Promuovitalia alla fine dello scorso anno quando ha scritto nel bilancio all’ente controllante, l’Enit e di conseguenza al ministero dei Beni Culturali, la necessità di applicare le procedure previste dall’articolo 2446 del codice civile che prevede la necessità di ricapitalizzare una società quando le perdite abbattono il capitale sotto i due terzi di quello iniziale. Una richiesta formale alla quale il socio ha risposto con un rinvio della decisione, scelta contemplata dalla norma in esame. Le premesse per l’avvio di una effettiva razionalizzazione dell’ente dunque ci sono tutte. Anche perché Promuovitalia sta attraversando oltre al non difficile momento economico dovuto al fatto che una serie di finanziamenti con i quali lavorava sono passati sotto l’egida di Invitalia (si tratta delle risorse comunitare del Programma Operativo Nazione per la Ricerca) anche una sofferenza gestionale per lo scontro aperto dal presidente Jannotti Pecci contro l’ex direttore generale dell’ente, Francesco Montera, messo alla porta lo scorso autunno. «Quando sono arrivato non c’era un solo dipendente che non avesse nello stipendio un superminimo non riassorbibile. Per evitare problemi a un pensionato consulente con le norme sul cumulo delle retribuzioni Miontera lo assunse a 13 mila euro al mese» spiega il presidente Pecci Jannotti. Che per questo ha chiesto all’Enit e al ministro Franceschini di avviare un’azione di responsabilità nei confronti dell’ex direttore generale e di precedenti amministratori senza ancora ottenere risposta. Non solo. «Ho segnalato tutto alla Corte dei Conti i fatti e il possibile danno erariale e 4 denunce sono state fatte in sede penale» aggiunge Jannotti Pecci. Non è della stessa opinione Montera che, contattato dal Tempo, spiega che i motivi del suo allontanamento e di altri dirigenti sarebbe legato all’arrivo del presidente Jannoti Pecci e al blocco del piano di razionalizzazione per trasferire parte delle attività fatte a favvore del ministero dello Sviluppo Economico nelle competenze di Invitalia. «La ragione del licenziamento sarebbe il rifiuto da me opposto di consegnare al presidente Jannotti Pecci un mio appunto al capo di gabinetto del ministero dei beni culturali sulla necessità di trasferire le competenze. In realtà avevo preso tempo per chiedere l’autorizzazione alla visione» spiega Montera che nega anche le accuse di aver manomesso il sistema informatico di Promuovitalia e di essere entrato nelle caselle postali dei dipendenti. Per l’ex dg inoltre le perdite del 2012 espresse in bilancio sono solo contabili e determinate dagli ammortamenti. Nelle more delle decisioni del ministero la la palla passa ai magistrati che indagano.
"Pronti a liquidare Promuovitalia"
Il presidente Jannotti Pecci: se il ministro decide, l’Ente si può sciogliere. La condizione è salvaguardare i lavoratori. Nel 2013 perdite di 900 mila euro
