Politica

Il giallo di Dell’Utri. In fuga o malato?

Per i giudici è scappato, lui precisa: all’estero per condizioni di salute precarie I misteri della richiesta di arresto inusuale e delle intercettazioni non valide

Marcello Dell’Utri è fuggito o si sta semplicemente curando all’estero? Il caso è deflagrato ieri mattina, quando è emerso che la Corte d’appello di Palermo ha emanato un ordine d’arresto per l’ex senatore, condannato a sette anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa. Ma quando la Dia si è presentata a casa sua a Milano, Dell’Utri non c’era. Fuga o cura? Dell’Utri, che martedì prossimo sarà giudicato definitivamente dalla Cassazione, non aveva fatto sentire la sua voce fino al primo pomeriggio di ieri, poi ha parlato: «Non intendo sottrarmi al risultato processuale della prossima sentenza – ha affermato – è che trovandomi in condizioni di salute precari sto effettuando ulteriori esami. Apprendo dell’aberrante richiesta di preventiva custodia cautelare mentre mi trovo già all'estero. Rimango in attesa fiduciosa del risultato che esprimerà la Cassazione. Mi auguro che un processo ventennale, per il quale ritengo di avere già scontato una grave pena, si possa concludere positivamente». Che ci siano degli interrogativi da porsi sull’ordine di arresto è indubbio. Ecco perché. A maggio 2013, quando è giunta la seconda condanna d’appello, la Procura generale chiede l’arresto di Dell’Utri per pericolo di fuga, ma la stessa Corte che lo ha condannato rigetta la richiesta. La procura non impugna il rigetto e le norme prevedono che, una volta trascorsi i termini, la richiesta non si può reiterare, salvo che non subentrino nuovi elementi. Intanto a inizio marzo la stessa procura generale riceve da quella di Roma un’intercettazione fatta ad Alberto Dell’Utri, fratello di Marcello, dalla quale, secondo gli inquirenti, apparirebbero evidenti le intenzioni dell’ex senatore di riparare all’estero. Su queste basi viene chiesto non l’arresto, ma il divieto d’espatrio per Dell’Utri. Ma, come fa notare la Corte d’appello rigettando anche questa richiesta, per un condannato per mafia o si chiede l’arresto oppure nulla. I magistrati non si danno per vinti e reiterano, di nuovo, la richiesta per divieto d’espatrio, ma a una sezione diversa della Corte d’appello. Che ancora una volta, com’era ovvio, il 4 aprile scorso la rigetta anche perché l’intercettazione del fratello di Dell’Utri viene giudicata inutilizzabile. Intanto il 3 aprile la Dia intercetta un’utenza telefonica riconducibile a Dell’Utri nei pressi di Beirut. Il 7 aprile, sulla scorta di questo nuovo elemento, la Procura di Palermo chiede l’arresto dell’ex senatore. Il giorno dopo la Corte d’Appello l’approva. Non lo fa, però, solo sulla base del «nuovo elemento», ma anche chiamando in causa l’intercettazione del fratello Alberto, che, al contrario, i giudici del Riesame avevano definito «inutilizzabile» perché proveniente da altro procedimento. Sta di fatto che quando la Dia non trova Dell’Utri, partono le ricerche e ieri mattina i giudici firmano il decreto di latitanza. Fonti libanesi, intanto, smentiscono che l’ex senatore sia mai arrivato in Libano e un passeggero avrebbe dichiarato di averlo visto su un volo Parigi- Beirut.

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