Inventiamoci un gioco: come sarà la vecchiaia della Regina Elisabetta d'Inghilterra, quella che è venuta ad incontrare il nostro Capo dello Stato Giorgio Napolitano? Rincoglionirà la Regina nei prossimi mesi? Oppure finirà sul bagnasciuga di Brighton, a cullare la propria regalità da Inps, fuori stagione e fuori da ogni umana realtà politica e di potenza? Il fatto è che ieri un giornale anglosassone che si vanta di essere progressista, The Guardian , si è sbizzarrito a calare sul proprio sito online un gioco (da cazzoni inglesi) su quella che sarebbe potuta essere stata la pena giudiziaria del Cavaliere. Lo hanno rappresentato con un disegno da bischeri inglesi, in canotta e boxer, ed accanto gli hanno messo un azzardo popolare sulle previsioni della sentenza: finirà ai domiciliari? Oppure ai servizi sociali? Oppure a...? In questo humour inglese c’è il contrappasso di una banalità: oltremanica si sentono superiori e non lo sono affatto. Sono banali, legati a vecchi liturgie superate dalla storia, umidi di quella nebbia del cuore e della libertà che il nord dell’Europa ti regala anche se ti senti un Drago. Potremmo incorniciarli questi inglesi di risulta dentro un luogo comune, fanculo voi e la perfida Albione ma sarebbe una banalità. Nel gioco on line del Guardian contro Silvio Berlusconi, protagonista politico di un ventennio di storia italiana (e di un quarantennio di storia imprenditoriale) si riassume una rivendicazione nazionale. Perché si, non avremmo fatto la rivoluzione industriale noi italiani, ma abbiamo fondato la civiltà ed il diritto quando ancora su quell’isola, a nord dell’Europa, l’unico elemento di civiltà era il Vallo di Adriano. In fondo - a pensarci bene - l'ironia anglosassone si basa su un equivoco: che la Regina sia migliore di uno stantio imperatore romano. Ebbene, non è affatto così. Perché se un Beppe Severgnini da Crema può scrivere, in ogni momento, che «L’Inghilterra è un’esperienza che lascia il segno: una lenta scuola di tolleranza e ironia; un posto magari di troppe birre, ma di grande civiltà», si troverà sempre - in ogni momento - un Richard Burton, che senza retorica e nostalgia per una monarchia decadente, gli replicherà: «L’Inghilterra è un paradiso per le donne, e un inferno per i cavalli: l’Italia è un paradiso per i cavalli, e un inferno per le donne». Ragione per cui, checché ne pensi The Guardian , giornale britannico e progressista di oltreManica, W Berlusconi (Silvio) e abbasso la Regina (Elisabetta). Perché il resto - come avrebbe scritto Shakespeare - «Succeda quel che succeda, i giorni brutti passano, esattamente come tutti gli altri».
Quegli inglesi poveri d’ironia (e rispetto)
Sul sito del Guardian un gioco invita i lettori a ridicolizzare l’ex premier italiano
