L’ex ministro Giulio Tremonti, imputato per finanziamento illecito di un deputato, ha patteggiato nella giornata di ieri la pena e il giudice monocratico lo ha condannato a quattro mesi di reclusione, che sono stati tramutati in una pena pecuniaria di 30mila euro, nonchè a una multa di 10mila euro. Al centro della vicenda processuale i lavori di ristrutturazione, non pagati da Tremonti, dell’appartamento abitato da lui in via di Campo Marzio, nel cuore di Roma, a pochi passi da Montecitorio. L’immobile la cui ristrutturazione era costata 60mila euro era stato affittato dall’ex deputato del Pdl Marco Milanese nel 2010 al canone di 8.500 euro al mese. Una parte dell'affitto veniva pagato da Tremonti che l'aveva abitato fino all’estate 2011. La ristruttuazione era stata fatta dall'imprenditore Angelo Proietti mentre l’abitazione era stata presa in affitto dal Pio Sodalizio dei Piceni. Il procedimento era stato avviato a Napoli ma poi trasferito a Roma per competenza. La pena inflitta ieri era stata concordata dall'ex ministro con il pubblico ministero Paolo Ielo. Una reggia di proprietà del Pio Sodalizio dei Piceni - titolarono i giornali all’epoca dello scandalo - a due passi da piazza di Spagna, affittato dall’onorevole, ma in uso al ministro, a 8.500 euro. Una storia finita subito sotto i riflettori. Tre gli indagati, all’epoca, oltre ai due «proprietari» di casa, anche l’imprenditore Angelo Proietti che ristrutturò l’immobile a titolo di «beneficenza» forse per guadagnare il favore del ministro e del suo più stretto collaboratore, entrambi molto influenti per le nomine e gli appalti di Sogei. Beneficenza che, forse, Tremonti contava di avere anche dal suo braccio destro. Sbagliava. A un certo punto, Milanese, già condannato a 8 mesi per finanziamento illecito per la vendita di uno yacht, ha detto basta. Ha dato mandato ai suoi avvocati di scrivere all’ex ministro. Pur essendo il contratto a suo nome, quel gioiellino nel cuore di Roma era a uso esclusivo dell’allora responsabile dell’Economia. Fu Tremonti a seguire i lavori, ad arredarlo, a viverci. Lui aveva solo intestato a sé l’affitto per accondiscendere alle «esigenze di sicurezza» cui aveva fatto riferimento il ministro. «Come a lei noto - si legge nella lettera - in data 1 febbraio 2009, il Professor Milanese sottoscriveva con il Pio Sodalizio dei Piceni un contratto di locazione» il quale, scrivono gli avvocati, «veniva stipulato esclusivamente nel suo interesse non avendo Milanese mai avuto la disponibilità dell'immobile, rimanendo tenuto al pagamento in quanto sottoscrittore del contratto». Tra i due c' era un accordo: Tremonti dava al suo «fedelissimo» 4mila euro in contanti (cosa che il ministro ha fatto dal luglio 2010 al luglio 2011), il resto lo pagava Milanese che, poi, avrebbe avuto il conguaglio. A luglio del 2011, però, dopo che la storia dell'appartamento intestato a Milanese e ristrutturato gratis è uscita sui giornali e il pm Paolo Ielo ha aperto l’inchiesta, Tremonti ha deciso di lasciare il pied-à-terre.
Per la casa di Tremonti il giudice vuole 30mila euro
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