Politica

L’esperta: «Il contatto coi disabili arriva dopo un lungo percorso»

Fabiola Beretta, presidente di Atlha, spiega come lavorano i volontari

«Occuparsi dei disabili è un’attività molto delicata, ce bisogno di una sensibilità particolare che non si acquisisce immediatamente. Ogni singolo gesto, anche solo imboccare un disabile, trasmette quello che si pensa di loro. Semmai ci si arriva in seguito, non certo all’inizio di un percorso di riabilitazione». Fabiola Beretta è la presidente di Atlha, l’Associazione Tempo Libero per l’integrazione dei disabili che opera a Milano da poco meno di trent’anni. Attraverso una convenzione con i Centri di Servizio per il Volontariato (Csv) permette ai condannati a pene lievi di riabilitarsi presso la propria struttura. «Il nostro obiettivo è diffondere il diritto al tempo libero - spiega - organizzando, ad esempio, delle gite per i disabili che frequentano il nostro centro, portandoli al cinema o a mangiare una pizza. Tutte attività che potrebbero anche svolgere i genitori, ma che in realtà necessitano del contatto con altri coetanei». La Beretta - che oltre che presidente è volontaria in prima persona nel centro, da oltre 20 anni - non ha dubbio che anche Silvio Berlusconi potrebbe recitare un ruolo importante in un contesto simile: «In genere i volontari sono molto giovani - spiega - ma in passato mi è capitato di ospitare anche persone più in là negli anni, ad esempio cinquantenni e sessantenni. Alla fine per tutti si trova qualcosa da fare. In passato, per dirne una, un imprenditore edile ci diede dei consigli importanti su come gestire la nostra sede, che è una cascina. Oppure mi è capitato un signore di quasi sessant’anni che, pur conducendo un’altra attività, aveva sempre sognato di fare il maestro di tennis. Con noi il suo sogno si è realizzato. E i genitori erano talmente entusiasti che gli hanno chiesto di continuare anche alla fine del periodo di affidamento in prova». «Se Berlusconi venisse da noi - immagina la presidente di Atlha - potremmo sfruttare le sue conoscenze imprenditoriali, e sicuramente sarebbe un importantissimo veicolo di comunicazione per diffondere il più possibile il messaggio della nostra missione. Di certo ci farebbe molto piacere un suo coinvolgimento nell’Atlha». L’ex premier, secondo la Beretta, troverebbe straordinaria l’esperienza: «Il 90% delle persone che sono venute da noi per riabilitarsi sono state conquistate dal nostro mondo - spiega la presidente - al punto che la maggior parte di loro ha deciso di continuare l’esperienza anche al termine del periodo di "pena". L’importante è far capire, fin dal primo incontro, che l’obiettivo non è solamente lavorare per espiare una pena e concludere il periodo, ma comprendere il senso della nostra missione. E a poco a poco si arriva al contatto diretto col disabile. Ma ci vuole tempo, l’approccio va costruito. Ci vogliono conoscenze specifiche. Anche i volontari "normali" non entrano subito a contatto con gli ospiti del nostro centro».

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.