BARI Ci credeva Michele Emiliano. L’agenda per il tour nelle regioni della circoscrizione meridionale era già piena di incontri fissati. «Sono capolista, me lo ha chiesto Renzi», diceva per espugnare le sezioni più ostili. E rimarcava: «Ho accettato perché si viene eletti con la preferenza scritta a mano». Poi la svolta rosa, cinque donne capolista con la benedizione del premier-segretario, e il repentino passo indietro: «La mia candidatura? Superflua». Il dietrofront ha spiazzato la segreteria del partito. E non sono esclusi nuovi colpi di scena. Il sindaco di Bari Emiliano (a maggio finisce il secondo mandato) aveva già immaginato gli slogan della campagna elettorale e preparato le valigie per Strasburgo. Non aveva fatto i conti con la direzione nazionale del Pd che ha rivoluzionato gli scenari. Appresa la notizia, Emiliano su Twitter in un primo momento aveva avallato la scelta: «Le 5 donne capolista sono un segno dell’importanza che diamo al Parlamento Europeo e alle istituzioni dell’Ue». Con il passare delle ore ha cambiato idea. Su La7 ha svelato la modalità con cui ha appreso il declassamento: «Renzi è specializzato in elettroshock. Il messaggino mi è arrivato alle due di notte. Dopo che per un mese e mezzo avevo girato mezza Italia dicendo che avrei guidato la lista, alle due di notte ho appreso del cambiamento. A questo punto dico che non c’è bisogno che mi candidi». Emiliano nelle ore successive ha risentito Renzi, che lo ha richiamato all’ordine e a rettificare la posizione: «Ho condiviso con il segretario la scelta di individuare come capolista Pina Picierno. È prioritario dare sostegno alle donne in lista al fine di dimostrare che la scelta di candidarle non è di forma ma di sostanza». E anche il premier è tornato sulla vicenda al Tg3 ribadendo la stima per Emiliano ma la priorità resta il segnale all’elettorato femminile. Ai piani alti del Pd, ma non quelli renziani, la posizione di Emiliano è percepita come una inattesa «fuga in avanti». I ben informati offrono un’altra versione: anche senza la querelle femminile, non era scontato che la direzione nazionale avrebbe approvato il primo posto in lista del sindaco barese (c’era una corposa fronda campana). Simona Bonafè, capolista Pd Centro, ha auspicato in un ripensamento mentre il vicesegretario nazionale, Lorenzo Guerini, ha preso tempo: «Le liste si presentano il 15 aprile. Vediamo che succede». Il rapporto tra l’apparato del Pd e Michele Emiliano è stato sempre conflittuale. Nel 2011 aspirava alla presidenza dell’Anci e i sindaci Dem gli preferirono Graziano Delrio. Con la nomenklatura pugliese postcomunista gli scontri sono stati frequenti. E solo due settimane fa, presentando la candidatura sul Corriere del Mezzogiorno , aveva descritto la sua alterità rispetto al vecchio Pd così: «Un partito ancora nelle mani di dirigenti irretiti da obiettivi di vita piccolo borghese, timidi nella lotta alla mafia e al malaffare, ipnotizzati da poteri forti di banchieri». «De Castro e Soru hanno accettato con umiltà e spirito di servizio di cedere il posto a una donna. Mi auguro si trovi una soluzione con Emiliano. La Puglia schiera in lista anche l’eccellente assessore regionale Elena Gentile»: per il deputato Francesco Boccia c’è una strada per uscire dall’impasse.
Il gran rifiuto di Emiliano
«Candidatura superflua»