Capolista che vengono cambiati nella notte, il vicesegretario Lorenzo Guerini costretto a lavorare al sudoku delle liste fino all’alba e per tutta la mattinata, tanto che alla fine la direzione del Pd viene posticipata dalle 12.30 alle 14. E ancora: faide siciliane e la lista della circoscrizione Italia Centrale che viene letta con amio ritardo rispetto alle altre. Sul Nazareno si abbatte il ciclone Renzi, che spiazza di nuovo il partito e imprime il proprio marchio sulla campagna elettorale per le europee del 25 maggio. Il «carro armato gentile», copyright di Alessandra Moretti, ossia le cinque donne capolista, passa con i suoi cingoli sul precario equilibrio costruito da Guerini con i segretari regionali e i capicorrente democratici. In molti nel Pd malignano già sul bilancino utilizzato per le cinque donne capolista. Roba da Manuale Cencelli: Alessia Mosca è lettiana, Alessandra Moretti bersaniana, Simona Bonafè renziana, Pina Picierno franceschiniana. La quota «outsider» è affidata alla Caterina Chinnici, comunque dell’area Cuperlo. Ma è proprio sul nome della capolista nelle Isole che scoppia la faida siciliana in direzione. Il governatore Rosario Crocetta - fresco di un rimpasto di giunta che ha lasciato sul campo morti e feriti e messo in minoranza di cuperliani che minacciano la tenuta dell’Aula - attacca la Chinnici, figlia di un magistrato ucciso dalla mafia e lei stessa magistrato, dicendo che non vuole un ex-assessore della giunta Lombardo in lista. Crocetta, come capolista, avrebbe preferito Giusy Nicolini, sindaco di Lampedusa. Raciti, segretario regionale del Pd siciliano, giovane turco di rito cuperliano, non ci sta e tuona: «Crocetta valuti se nella sua giunta non ci siano casi ancor più gravi...». Poi Raciti annuncia di rinunciare al proprio posto in lista e chiede al Pd di far entrare Antonello Cracolici, già nella rosa dei nomi votata (100 a favore, 4 contro) dalla direzione Dem siciliana. Riprende la parola Crocetta per chiedere che venga inserito anche Beppe Lumia. A quel punto è Guerini a stoppare la discussione chiedendo che venga approvata la «proposta della segreteria e della Direzione regionale. Poi - dice - torneremo a discutere». Alla fine esclusi sia Cracolici che Lumia. Ma tanti mal di pancia ci sono anche tra chi era certo di essere capolista. Almeno fino all’alba di ieri. Si racconta che Michele Emiliano non abbia preso benissimo di essere stato scavalcato da Picierno al Sud. C’è poi il caso Lazio, in bilico fino all’ultimo: la scelta di Renzi per la Bonafè capolista provoca la levata di scudi di alcuni esponenti di AreaDem a difesa di David Sassoli, capodelegazione uscente, già capolista nel 2009 e scalato al secondo posto. Con buona pace del segretario regionale Fabio Melilli, scavalcato dal diktat renziano. Ma anche la candidatura di Enrico Gasbarra non suscita l’entusiasmo dei franceschiniani: i giochi sulle alleanze sono così riaperti. La battaglia per le preferenze sembra è già iniziata e con essa la conta interna tra correnti. Così si consuma la rottura: la franceschiniana AreaDem e i giovani turchi da una parte, i bersaniani e i dalemiani dall’altra. Alla fine decide Renzi: Gasbarra sta dentro, grazie anche al ritiro dell’uscente Guido Milana. Soddisfatto Beppe Fioroni impegnato da giorni nel sostenere la candidatura di Gasbarra: «Se non c’era, avrei votato contro le liste in Direzione. Ma è bene quel che finisce bene». Esultano anche i dalemiani: Umberto Marroni e Michela Campagna parlano di lista più forte con Bonafè e Gasbarra. Alla fine vince il fair-play. «Il Pd si presenta all’appuntamento europeo con una squadra di donne e di uomini competenti e determinati. Ringrazio il segretario Matteo Renzi, il partito nazionale e regionale che mi hanno chiamato, all’ultimo momento, a farne parte - dice Gasbarra - Il grande onore che tutti noi candidati abbiamo ricevuto ci spingerà a lavorare in armonia e unità per trasmettere al Paese il messaggio, e i programmi dei Democratici. Lo farò con spirito di servizio insieme agli autorevoli candidati del Pd del collegio e in particolare con la capolista Simona Bonafè con la quale, ne sono certo esporteremo il "nuovo verso" anche in Europa». «Con Simona Bonafè faremo campagna elettorale per una nuova Europa - commenta invece David Sassoli - Le elezioni europee del 25 maggio prossimo rappresentano una sfida decisiva per il nostro paese. In questo senso la scelta della direzione del Pd di candidare cinque donne capolista è la risposta giusta per dare più forza al nostro partito in Europa. Cinque donne che rappresentano una straordinaria scelta di freschezza. Come numero due in lista, saluto con entusiasmo la scelta di Simona Bonafè. Insieme saremo capaci di mandare un messaggio chiaro a Bruxelles contro le politiche del rigore ed a favore di un’Europa più vicina ai cittadini, in grado di creare sviluppo e rilanciare l’economia». Al Centro correranno anche gli uscenti Roberto Gualtieri, Silvia Costa, Francesco De Angelils, Leonardo Domenici e le new entry Goffredo Bettini e Valentina Mantua (per il Lazio) e Nicola Danti per la Toscana. Per il resto poche novità. Nella Circoscrizione Italia Nord Ovest oltre ad Alessia Mosca ci sono tra i big Mercedes Bresso, Sergio Cofferati e Patrizia Toia. In quella Italia Nord Est dietro alla Moretti figurano Paolo De Castro, Cecile Kyenge, Isabella De Monte, Salvatore Caronna, Flavio Zanonato, Franco Frigo. Nella Circoscrizione Sud dientro alla Picerno e a Emiliano figurano Gianni Pittella, Anna Petrone, Elena Gentile, Andrea Cozzolino, Pino Arlacchi, Massimo Paolucci e Mario Pirillo. Alle Isole oltre alle duellanti Chinnici e Nicolini e a Raciti, ci saranno Renato Soru e Marco Zambuto. Nelle liste Pd ci sono anche esponenti del Psi di Riccardo Nencini, che oggi con Lorenzo Guerini annuncerà il patto federativo con i Democratici.
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