Tre dirigenti di prima fascia che costano complessivamente quasi 681 mila euro e due dirigenti di seconda fascia che tra fisso e variabile si portano a casa 283 mila euro. Si presenta così il conto del solo costo del lavoro di un istituto come l’Isfol (Istituto per lo sviluppo della formazione professionale dei lavoratori) che al contribuente italiano in termini di stipendi alle 377 risorse che ne compongono l’organico costa 22,5 milioni di euro. I capi dell’amministrazione dell’ente insomma non hanno certo seguito l’esempio del presidente Pietro Antonio Varesi che, almeno secondo quanto risulta dal compenso in chiaro sul sito, percepisce solo poco meno di 102 mila euro, a cui vanno aggiunti novanta euro per la partecipazione al consiglio di amministrazione e meno di 10 mila euro per viaggi e missioni. Anche se questa somma è stata incrementata a 20 mila euro con la nota di variazione del 2013 tagliando però di un uguale importo la stessa indennità ai componenti del consiglio di amministrazione. Non così i suoi collaboratori. Tra i quali tecnici e i ricercatori pagati per iniziative di formazione dei lavoratori italiani, sempre meno, con risorse statali, europee e cofinanziamenti vari ma che sfornano anche ricerche sui movimenti che si registrano nelle dinamiche occupazionali. L’ultima delle quali ha reso evidente con i numeri una sensazione che molti giovani menti italiane, sfornate dalle migliori università del Paese, hanno compreso da tempo e cioè che i dottori di ricerca che decidono di andare a lavorare all’estero guadagnano in media il 50% in più di chi non ha intrapreso percorsi di mobilità. Ovvio. Dal bilancio dell’ente però si evince che l’Isfol non si occupa solamente di sfornare rapporti e pubblicazioni. Al contrario le entrate sui cui l’istituto può contare risultano pari a quasi 60 milioni di euro, trenta dei quali per le attività istituzionali dell’ente pubblico e altri trenta per le attività sulle cosiddette contabilità speciali. Gestioni ad hoc che riguardano i progetti finanziati con fondi europei e con convenzioni con altri soggetti internazionali. Iniziative importanti considerata la globalizzazione e la necessità di flussi di conoscenza tra i Paesi. Solo a titolo di esempio la nota di variazone al bilancio di previsione 2013 ne enuclea alcune come la realizzazione di attività in collaborazione con l’università di Jyvaskila (città finlandese di circa 130 mila abitanti) per conto della commissione europea per il programma Elgpn grant. E ancora circa 200 mila euro per il progetto Europass che ha l’obiettivo di rendere fruibile in tutta Europa ai diplomati e laureati il loro bagaglio di competenze e conoscenze. In generale i circa i circa 146 milioni di euro che, a vario titolo, affluiscono sul conto economico dell’Isfol servono dunque oltre agli stipendi a promuovere attività di studio, ricerca, sperimentazione, documentazione, informazione e valutazione. Le sue ricerche lo portano a essere consulente nel fornire supporto tecnico-scientifico allo Stato, alle regioni e agli enti locali. E a fare parte del Sistema Statistico Nazionale (Sistan). Dagli elementi presenti sui documenti contabili risulta però non molto relativamente alla specificità del grosso delle attività dell’Istituto che comunque si dà comunque dei voti sul suo operato. Innanzitutto la capacità di realizzare le proprie attività e cioè il rapporto tra gli stanziamenti in bilancio e gli impegni presi sulle risorse, pari al 70%.
Isfol, come «formare» lo spreco milionario
L’ente pubblico ha 377 dipendenti. Per pagarli se ne vanno 22 milioni Per cinque dirigenti se ne spende uno. In tutto ne amministra quasi 150