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Francesco Pazienza: «Ho salvato vite umane e non ho più smesso»

L'ex agente del Super-Sismi: «A volte lavoravo anche dodici, tredici ora al giorno. E la cosa non mi pesava per nulla, perché quello che facevo mi piaceva tantissimo»

«A volte lavoravo anche dodici, tredici ora al giorno. E la cosa non mi pesava per nulla, perché quello che facevo mi piaceva tantissimo». Francesco Pazienza, ex agente del «Super-Sismi», ha scontato 10 anni di carcere per depistaggio alle indagini sulla strage di Bologna e tre anni per il crac Ambrosiano e associazione a delinquere. L’ultimo anno e mezzo di condanna l’ha trascorso in affidamento ai servizi sociali. Un’esperienza che ora lui ricorda «straordinaria». «Tanto è vero - spiega - che ho continuato a fare il volontario anche dopo la fine della pena. Lo faccio ancora oggi».

Pazienza, ci racconta i suoi servizi sociali?

«Sono stato volontario della pubblica assistenza di Lerici. Praticamente ero a bordo delle ambulanze che dovevano prestare i primi soccorsi in caso di emergenza. Io guidavo l’ambulanza, facevo il portantino, mettevo in pratica le prime disposizioni, come misurare la pressione o controllare il ritmo cardiaco. D’altronde, pur non avendo mai esercitato, sono laureato in medicina».

Per essere ammesso ai servizi sociali fu necessario il suo «pentimento»?

«Non mi risulta, io non mi sono mai pentito. Mi sembra di ricordare che l’udienza del Tribunale di Sorveglianza funzioni più o meno come un processo. C’è un pubblico ministero che fa la sua relazione e che decide se esprimere un parere positivo o negativo sull’affidamento ai servizi sociali. Nel mio caso fu positivo».

Quanto tempo durò il suo affidamento?

«All’incirca un anno e mezzo, al termine del quale fu stilata una relazione positiva sul mio operato. Fu un’esperienza incredibile, mi ha cambiato la vita. A volte andavo a lavorare anche di notte e mi fermavo più a lungo dell’orario prestabilito. Ho alcuni ricordi straordinari».

Ce li racconti.

«Penso, ad esempio, a quando salvammo la vita a una vecchietta di 92 anni che viveva da sola ed era caduta con danni piuttosto gravi. Oppure alle "concorrenza" che c’era tra noi dell’Anpas e quelli della Croce Rossa. Entrambi eravamo collegati al 118, e a volte si faceva la gara a chi arrivava prima a prestare soccorso».

Non visse i servizi sociali come un’umiliazione?

«Assolutamente no. Pensi che fui talmente conquistato da quel mondo che anche successivamente ho continuato a fare il volontario. Sono stato uno dei promotori dell’elisoccorso in acqua, ho partecipato anche alle prime operazioni dopo il terremoto de L’Aquila. Pensi che Gabrielli, il capo della Protezione Civile, mi ha rilasciato anche un certificato di benemerenza. È stata davvero un’esperienza unica, che mi ha fatto ricredere anche sui giovani: non pensavo fossero così tanti a fare volontariato».

La aiutò trovarsi in un piccolo contesto come quello di Lerici?

«Certamente, tutti conoscevano tutti. Pensi che qualcuno, una volta scontata la pena, mi chiese persino di candidarmi a sindaco della città».

Crede che i servizi sociali possano «redimere» anche Berlusconi?

«L’ex presidente del Consiglio ha 77 anni, difficile immaginare che possa avere un ruolo come il mio. Magari sarebbe più adatto a un compito amministrativo. Ma di una cosa sono sicuro».

Quale?

«Non conosco Berlusconi di persona. Ma i tanti che hanno avuto modo di avvicinarlo me lo hanno descritto come un uomo estremamente generoso. Sono convinto che, in qualunque modo dovrà scontare la sua pena, saprà dare tanto alla società».

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