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Il processo «sprint» per eliminare Silvio

Luca Rocca Il processo sui diritti tv Mediaset che ha sancito la condanna definitiva di Silvio Berlusconi è la speranza di ogni italiano che incappa nelle temute maglie della giustizia italiana....

Il processo sui diritti tv Mediaset che ha sancito la condanna definitiva di Silvio Berlusconi è la speranza di ogni italiano che incappa nelle temute maglie della giustizia italiana. Non la speranza (non di tutti, almeno) di vedere Berlusconi agli arresti domiciliari o ai servizi sociali, decisione che sarà presa giovedì dal Tribunale di Sorveglianza, ma quella di trovarsi di fronte a magistrati e giudici così solerti e rapidi da aver dato l’impressione, poi confermata dai fatti, di voler bruciare le tappe per arrivare alla fine del processo. Una sentenza che ha più buchi delle strade di Roma, che non ha convinto nessuno se non gli acerrimi nemici (palesi e occulti) di Berlusconi, ma che, in un modo o nell’altro, toglierà la libertà a chi la parola «libertà» l’ha introdotta nella vita politica italiana. I tempi, innanzitutto. Il processo Mediaset, che per il Cav si è concluso con una condanna a 4 anni di reclusione (tre coperti da indulto) e 2 di interdizione dai pubblici uffici, entra nel vivo delle sentenze il 18 giugno 2012, quando i pm Fabio De Pasquale e Sergio Spadaro chiedono la condanna di Berlusconi a 3 anni e 8 mesi per frode fiscale. La prima decisione dei giudici arriva in soli quattro mesi, il 26 ottobre 2012: quattro anni di reclusione (Fedele Confalonieri, presidente di Mediaset, viene assolto per «non aver commesso il fatto»). Gli avvocati del Cavaliere depositano il ricorso in appello il 9 novembre 2012. La sentenza di secondo grado giunge l’8 maggio 2013. Questa volta passano sei mesi, solo 180 giorni. Tempi rapidissimi per le nostre consuetudini. Ma è dopo la sentenza d’Appello che apparirà lampante la fretta delle toghe. Il nuovo ricorso del Cavaliere viene presentato il 9 luglio 2013 e la data dell’udienza in Cassazione fissata immediatamente: il 30 luglio. Ventuno giorni dopo. Un record assoluto, imbattibile, tanto da far dire a Franco Coppi, legale del Cavaliere: «Sono esterrefatto, sorpreso e amareggiato, perché in questo modo si comprimono i diritti della difesa». Il primo agosto la sezione feriale della Corte di Cassazione, presieduta da Antonio Esposito, conferma la condanna a 4 anni disponendo il rinvio alla Corte d’Appello di Milano per la rideterminazione della pena accessoria. In due mesi e mezzo, e siamo al 19 ottobre, la Corte d’Appello condanna Berlusconi alla pena accessoria di due anni di interdizione. Cinque mesi dopo, il 18 marzo 2014, arriva la conferma della Cassazione. Impossibile trovare un trattamento così «privilegiato» per un qualsiasi altro imputato. Parallelamente anche il «tribunale politico» procede a passi svelti. Il 4 ottobre 2013, infatti, la Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari si dichiara favorevole alla decadenza di Berlusconi da senatore in base alla legge Severino. Il 27 novembre, perché quando vogliono nei palazzi della politica si accelera, eccome, il Senato vota a favore della decadenza da senatore di Berlusconi. Un «trattamento speciale» riservato a chi da 20 anni è considerato il «Cavaliere nero». 1-segue

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