Politica

E Berlusconi va a caccia di voti anche nella comunità romena

Non solo La Destra di Francesco Storace. Per allargare il più possibile la base di consenso di Forza Italia in vista delle prossime elezioni Europee e Amministrative ieri è stato formalizzato un...

Non solo La Destra di Francesco Storace. Per allargare il più possibile la base di consenso di Forza Italia in vista delle prossime elezioni Europee e Amministrative ieri è stato formalizzato un accordo tra la forza politica di Silvio Berlusconi e il Partito dei Romeni d’Italia. L’accordo, dopo numerosi contatti preparatori, è stato ufficializzato in un incontro al quale hanno preso parte il capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, Renato Brunetta, il responsabile elettorale nazionale di Forza Italia, Ignazio Abrignani, il presidente del Partito dei Romeni d’Italia, Giancarlo Germani, e il leader della formazione politica romena Ppdd (Partito del popolo), Dan Diaconescu. «Quello di oggi (ieri, ndr) è un accordo molto importante - secondo Brunetta - che sarà determinante per gli equilibri nel Partito popolare europeo e per l’elezione del prossimo presidente della Commissione europea». «La partecipazione dei cittadini romeni al voto in Italia - aggiunge Abrignani - è un ottimo segnale di vera integrazione europea». Germani ha assicurato: «Il nostro Partito dei Romeni d’Italia appoggerà con convinzione Forza Italia alle prossime elezioni europee e a quelle amministrative. Alcuni candidati a queste ultime saranno scelti direttamente dalla comunità romena». Il rapporto «affettuoso» tra Silvio Berlusconi e la Romania, peraltro, non è nato ieri. Nel dicembre dello scorso anno, infatti, si era parlato della possibilità, per l’ex premier, di «aggirare» il divieto di candidatura imposto dalla Legge Severino a causa della condanna nel processo Mediaset schierandosi nelle liste Europee di un paese estero, e tra le ipotesi più accreditate c’era proprio una candidatura in Romania o, in subordine, in Bulgaria. Lo stesso Berlusconi aveva commentato questa possibilità, seppure solo per escluderla: «Basterebbe che dicessi di sì a chi mi vuole candidare in Romania, in Bulgaria, e a Malta, ma io preferisco il mio Paese, dove penso di potermi presentare capolista in tutte le circoscrizioni». La conferma dell’interdizione dai pubblici uffici per due anni, però, ha fatto definitivamente tramontare la possibilità. I buoni uffici romeni di Silvio Berlusconi, però, risalgono a periodi ancora più lontani. In particolare a quando il Paese dell’est europeo si stava accingendo ad entrare ufficialmente nell’Unione. All’epoca, era il 2 luglio 2003, Berlusconi guidava il suo secondo governo e, nel discorso all’Europarlamento per insediare il periodo di presidenza italiana, sottolineò che il nostro Paese avrebbe fatto di tutto per favorire il rapido ingresso di Romania e Bulgaria nella Ue. Secondo alcune indiscrezioni, alla base della sua presa di posizione ci fu la considerazione che, con l’ingresso di Paesi ex comunisti nell’Europa, si sarebbe contrastato il potere dei «comunisti» italiani.

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