Procediamo perciò in ordine cronologico. Domani inizia l’iter a Montecitorio del decreto Lavoro. I problemi maggiori sono nel Pd. La sinistra del partito non pare intenzionata a votarlo. E la sinistra del partito può contare in commissione Lavoro su ben 11 membri su 14, a cominciare dal presidente Cesare Damiano che ieri ha avvertito: «Il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ha affermato nell’ultima Direzione che il contratto a termine e l’apprendistato sono "intoccabili" ma che il decreto lavoro si può migliorare. Di fronte a questa evidente contraddizione, al fine di risolverla, non c’è che una strada: confermare che non vogliamo stravolgere il decreto nè cancellare le norme su contratti a termine e apprendistato, ma che intendiamo semplicemente proporre degli "aggiustamenti". Cioè migliorare il decreto, come sostiene lo stesso Renzi». E propone alcune modifiche: «Un contratto a termine senza causali per tre anni, è troppo lungo. Accorciamo il periodo della cosiddetta acausalità. Prevedere la possibilità di ben 8 proroghe in 36 mesi, è esagerato. Per quanto riguarda l’apprendistato non si può eliminare una quota di formazione pubblica: l’Europa ci accuserebbe di aiuto di Stato alle imprese e incorreremmo in una procedura di infrazione». Mercoledì ci sarà la prima resa dei conti. Il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, è chiamato per un confronto con il gruppo del Pd e allora si capirà davvero quanto il governo è disposto a fare modifiche. Nel caso, Forza Italia si prepara a venire in soccorso. Domani il Consiglio dei ministri torna a riunirsi, stavolta per approvare il disegno di legge di riforma costituzionale per abolire il Senato e riformare il Titolo V. Le bozze del testo non sono state mostrate ai senatori. Ma quel che è certo è che la presidente della commissione Affari costituzionali di palazzo Madama, Anna Finocchiaro, ha già lavorato a un suo testo che prevede comunque per la Camera alta poteri maggiori di quelli che immagina invece Renzi. Per esempio la Finocchiaro vorrebbe che il Senato potesse avere le commissioni d’inchiesta. Nelle ultime ore ha preso a girare addirittura un altro testo, questa volta messo a punto da Vannino Chiti, che prevede anche di eleggere i componenti del Senato. Si vedrà, ma Renzi non sembra curarsi troppo di questa fibrillazione nel suo partito, ha già fatto filtrare l’indiscrezione che se i senatori si attarderanno a varare il testo porrà la questione di fiducia. Infine, la partita 80 euro. Il premier ha promesso a partire da maggio quella cifra nelle buste paghe di chi ha redditi sotto i 25mila euro. I tecnici del Tesoro si stanno affannando a trovare le coperture: ci sono dieci miliardi da reperire. Dieci miliardi su base annua, se l’operazione parte da maggio occorrono circa 6,6 miliardi. Ma a via XX settembre si lavora su numeri più contenuti: 4 miliardi, al massimo 4,5. Al contempo si sta cercando di ridurre la platea di circa un milione di persone. Altra ipotesi è quella di cercare di varare un provvedimento a tappe. Ovvero, di trovare una copertura momentanea che riesca a garantire le somme fino a settembre-ottobre e poi magari, successivamente, varare un nuovo provvedimento che garantisca la copertura fino a fine anno. Si vedrà. Quel che inizia, di sicuro, è una settimana di passione.
Una settimana di passione per Matteo
Lavoro, riforme, taglio del cuneo: arriva il momento delle decisioni Il premier costretto a mediare, in particolare con il suo partito
