Gli alluvionati aspettano i soldi e il sindaco di Roma aspetta il governo. La situazione più critica la vivono i residenti di Prima Porta, il quadrante nord della Capitale che il 31 gennaio scorso è stato colpito da un violento nubifragio. Acqua e fango si sono riversati per le strade, dentro le case e i negozi. Le abitazioni coinvolte dopo due mesi sono ancora inagibili, costringendo le famiglie sfollate a vivere nell’albergo Flaminius, mentre i cantieri per la messa in sicurezza del territorio dal rischio idrogeologico sono ancora aperti e alcuni non sono neanche partiti. Ignazio Marino lunedì scorso ha fatto visita agli sfollati del quartiere, provano a rassicurarli sulle azioni messe in campo. «Sono stato a palazzo Chigi prima di venire qui - ha detto - Ho chiesto al ministro Boschi quando sarà messo all'ordine del giorno la proclamazione dello stato di calamità. Ho avuto rassicurazioni che verrà fatto prestissimo. Questo - ha aggiunto Marino - mi permetterà di poter spendere al di là del patto di stabilità, con interventi diretti e fondi che abbiamo già ma che non possiamo utilizzare». A distanza di una settimana, però, nulla è cambiato. Il Consiglio dei ministri, che il 14 febbraio presieduto da Enrico Letta ha riconosciuto lo stato di emergenza alla Toscana, per Roma non ha ancora deciso niente. La latitanza di Palazzo Chigi, però, potrebbe essere dovuta alla cifra record di 267 milioni per i danni dell’alluvione formulata dal Campidoglio, in base a un questionario inviato ai Municipi. Proprio su quest’ultimo punto il Comitato 31 gennaio, nato a Prima Porta dopo l’alluvione, si interroga: «Come ha fatto il Municipio a quantificare i danni se ancora non ha finito le verifiche dentro le abitazioni e i negozi colpiti, e in mano aveva solo le nostre autocertificazioni?», dichiara il portavoce Francesco Mangone. Insomma, una situazione che al momento è di stallo, nonostante nel quartiere si viva ancora in emergenza e con la paura di un altro nubifragio. E poi c’è la richiesta di contributi straordinari, che Roma Capitale ha destinato alle famiglie colpite dall’alluvione. Le domande arrivate ai Municipi sono state 832, quelle accettate 701. I fondi che saranno erogati saranno circa 1,2 milioni, dal momento che il contributo massimo a famiglia è di 1.700 euro, da destinarsi ai cinque Municipi maggiormente colpiti: X, XI, XIII, XIV, XV. Mercoledì è stata pubblicata dal Comune di Roma la graduatoria definitiva delle 701 famiglie che hanno diritto al contributo eccezionale. La liquidazione dei pagamenti spetterà, poi, ai singoli Municipi. Resta da capire quando i cittadini potranno avere materialmente questi soldi. Attualmente, infatti, la Guardia di finanza sta ancora effettuando i controlli delle dichiarazioni Isee presentate a corredo della domanda di contributo. La questione poi potrebbe allungarsi, se si considera che la liquidazione dovrebbe avvenire solo tramite bonifico o assegno bancario, un problema per coloro che non hanno un conto corrente bancario o postale. La buona notizia, al momento, è che l’Abi Lazio ha accolto l’appello del sindaco a favorire l’adozione di misure di sostegno ai cittadini e alle imprese colpiti dall’alluvione, disponendo la sospensione delle rate dei mutui e dei finanziamenti.
Roma batte cassa al governo Per ripartire servono 267 milioni
Devono ancora essere erogati gli assegni da 1.700 euro a famiglia
