Il primo grado del processo al governatore della Calabria, Giuseppe Scopelliti, si è concluso con una condanna a 6 anni più l’interdizione perpetua dai pubblici uffici. Scopelliti, che dovrà risarcire 120mila euro, doveva rispondere di falso in atto pubblico e abuso d’ufficio, accuse riferite agli anni in cui era sindaco di Reggio Calabria. Condannati anche i tre revisori dei conti, accusati di falso. La vicenda giudiziaria riguarda le autoliquidazioni di somme di denaro di Orsola Fallara, l’ex dirigente del settore bilancio del Comune suicidatasi nel 2010. In base alla Legge Severino, Scopelliti verrà sospeso anche dal Consiglio regionale. Il pm Sara Ombra aveva chiesto cinque anni. Il giudice è stato più severo. A non convincere gli avvocati del governatore era anche il grado di affidabilità degli accusatori. Le grane giudiziarie di Scopelliti iniziano, infatti, con le denunce di due esponenti del Partito democratico: Demetrio Naccari Carlizzi e Sebastiano Romeo. I dubbi su Naccari e Romeo nascono da un lato da un’inchiesta giudiziaria che coinvolge il primo, dall’altro da un’informativa della squadra mobile di Reggio Calabria che segnale un incontro sia di Naccari che di Romeo, che non sono indagati, con presunti mafiosi. Quanto all’inchiesta su Naccari, attualmente consigliere regionale Pd, i magistrati reggini hanno concluso le indagini sul concorso per il posto di dirigente medico di primo livello nell’unità di dermatologia degli Ospedali Riuniti di Reggio Calabria. Secondo i pm Naccari, da assessore regionale, avrebbe abusato dei suoi poteri per indurre «pubblici ufficiali e incaricati di pubblico servizio (…) a dargli indebitamente l’utilità consistente nell’arbitraria facoltà di ingerirsi nella scelta dei membri della commissione d’esame (...) al quale partecipava in qualità di candidata Valeria Falcomatà, sua coniuge». Nell’informativa della squadra mobile di Reggio Calabria, contenuta nell’inchiesta Infinito sul clan Valle-Lampada, si parla invece di un «meeting pre-elettorale», svoltosi poco prima delle elezioni regionali del 2010, presso l’abitazione di Giacinto Polimeni, zio dei presunti boss Francesco e Giulio Lampada. La polizia, appostata, rivela la targa dell’auto di Naccari: «L’abitazione in questione – è riportato nell’informativa -, un elegante manufatto in stile hollywoodiano, avrebbe ospitato un meeting politico-affaristico-mafioso con la partecipazione di esponenti politici di assoluto spessore nel panorama regionale, tra cui l’allora assessore regionale Naccari Carlizzi». Nella stessa informativa compare il nome di Romeo, ex consigliere comunale a Reggio Calabria. La polizia annota che «gli indagati Giulio Lampada e Vincenzo Giglio», uscendo da un’abitazione, «si fermavano a discutere con Romeo Sebastiano». Naccari ha annunciato la sua candidatura alla presidenza della Regione Calabria e due giorni fa si è detto convinto che «presto si andrà alle elezioni perché non è possibile che Scopelliti, a fronte delle prove raccolte, non venga condannato».
Scopelliti condannato a sei anni per falso e abuso d’ufficio
Luca Rocca Il primo grado del processo al governatore della Calabria, Giuseppe Scopelliti, si è concluso con una condanna a 6 anni più l’interdizione perpetua dai pubblici uffici. Scopelliti, che...
