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Marò, ora Renzi si appella a Barack

Il premier: «Ho chiesto ulteriore sostegno a livello internazionale» Ma il presidente americano non ha fatto alcun commento

«Sui marò ho chiesto ad Obama ulteriore sostegno»: così, il premier Matteo Renzi ieri nel corso della conferenza che si è svolta a Villa Madama. Sui marò, ha detto Renzi nel corso delle dichiarazioni congiunte con il primo cittadino americano, «ho ringraziato il governo degli Stati Uniti per il supporto che ci è stato dato e ho chiesto al presidente Obama un ulteriore appoggio perché la vicenda possa essere affrontata sempre più su scala internazionale». Ma l’intervento non è piaciuto a Carlo Fidanza, capogruppo di Fratelli d’Italia - Alleanza nazionale al Parlamento europeo. «Renzi è stato troppo timido con Obama - ha detto Fidanza - avrebbe dovuto dirgli chiaramente che se la comunità internazionale non tutela i nostri soldati impegnati in missioni internazionali, l'Italia è pronta ad uscirne». Obama non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali sui marò, ma l’aiuto che possono dare, e stanno già dando, gli americani è triplice: a livello diplomatico, come nazione che ha importanti scambi con l’India. Poi militare, come paese Nato, della quale l’Italia è uno dei primi membri e infine a livello Onu. L’India infatti aspira a diventare paese membro permanente del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Attualmente i membri permanenti sono le cinque nazioni vincitrici dalla Seconda Guerra mondiale, ovvero i membri fondatori dell’Onu: Stati Uniti, Russia, Cina, Regno Unito e Francia. Da tempo si dibatte sulla possibilità di un allargamento ad altre nazioni come Giappone, Germania e, appunto, India. In questo processo l’appoggio o il veto degli Stati Uniti appare determinante. «Avevo chiesto ieri in Parlamento - ha dichiarato Maurizio Gasparri (Forza Italia), vicepresidente del Senato - che i nostri vertici istituzionali ponessero a Obama la questione dei marò con decisione, esigendo sostegno dai nostri alleati per porre fine al sequestro in India. È positivo che Renzi abbia posto il problema dando voce a una esigenza molto avvertita nel paese e nel Parlamento». E come si regolano gli Stati Uniti in questi casi lo chiarisce un tragico episodio avvenuto pochi mesi dopo quello dei marò. Nel luglio del 2012 un pescatore indiano rimase ucciso al largo delle coste degli Emirati arabi, in seguito al fuoco aperto da una nave militare statunitense. Alla richiesta di spiegazioni l’ambasciatore americano presso gli EAU non ha negato l’episodio, ma ha confermato che erano stati sparati colpi di arma da fuoco dopo che il peschereccio aveva ripetutamente ignorato gli avvertimenti e le segnalazioni regolamentari, continuando ad avvicinarsi alla nave Usa ad alta velocità. E l’incidente si chiuse con il rammarico delle autorità statunitensi per l’episodio e le condoglianze alla famiglia dell’ucciso.

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