Il "Pittsburgh guy" Ignazio Marino le aveva provate tutte per incontrarlo. Ma prorio tutte. E alla fine ce l'ha fatta. Anche se si è trattato di un breve scambio di battute a bordo pista, a lui è bastato. Soddisfatto. Barack Obama lascia Roma dopo le 36 ore in cui ha fatto visita a Papa Francesco, al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e al presidente del Consiglio, Matteo Renzi. Prima del decollo dell'Air Force One, il presidente americano viene raggiunto da un sindaco di Roma ancora con il fiatone per averlo inseguito a più non posso negli ultimi giorni. I due si intrattengono per alcuni minuti. Fine della corsa. L'uomo che sul nostro giornale, non molto tempo fa, venne ribattezzato Sotto Marino per le difficoltà con cui gestì l'alluvione della Capitale, non sale sul volo diretto a Riyad, in Arabia Saudita (dove Obama dovrà dissipare i timori della monarchia wahabita per il disgelo tra Washington e Teheran e sanare le divergenze sull'approccio alla guerra in Siria). Ma coglie l'occasione per invitare il presidente a tornare nella città eterna il 4 giugno, in occasione del 70esimo anniversario della Liberazione di Roma dai nazisti. Il colloquio sembra dare i suoi frutti e il sindaco strappa una promessa al leader statunitense. "La risposta di Obama al mio invito mi è sembrata positiva, si è interessato ad alcuni programmi culturali e mi ha detto che d'estate è un buon momento per tornare nella Capitale. Anzi, che ogni scusa è buona per tornarci. Abbiamo parlato del mio lavoro svolto negli Usa, a Pittsburgh, e mi ha detto che era contento del mio passato negli States. Scherzi a parte, mi è sembrato possibilista sul ritorno a Roma a giugno". Il primo cittadino realizza il suo sogno: incontrare Obama. Ci aveva provato nei giorni scorsi, senza successo. E ci riesce a solo un passo dall'addio. Missione compiuta. Aveva rischiato di perdere la faccia di fronte a quel "No, sorry" ricevuto dall'Ambasciata Usa. Martedì avrebbe inviato alla Soprintendenza per i Beni Archeologici una richiesta per accompagnare il presidente nella sua visita al Colosseo. L’ente, a quel punto, avrebbe inoltrato il tutto ai funzionari americani che, però, avevano bocciato la proposta. Da Villa Taverna avevano fatto sapere che per motivi di sicurezza si era fuori tempo massimo. Ma soprattutto, avevano fatto notare che quella al Colosseo “era l’unica parte privata della visita, il suo vero momento di svago”. Quindi niente da fare. Cosa che poi non si è rivelata vera, considerando l'incontro tenuto con il ministro Franceschini ripreso anche nel video ufficiale del viaggio e pubblicato su YouTube dall'account della Casa Bianca. Ma tutto è bene quel che finisce bene. Dopo il breve ma intenso faccia a faccia di Fiumicino, l'immagine del sindaco Marino è salva. Anche lui, ora, potrà vantarsi con amici e colleghi di aver stretto la mano a Mr Obama.
Marino incontrò (finalmente) Obama
Il sindaco si era proposto come guida per la visita al Colosseo, ma gli era andata male. Poi il colloquio a Fiumicino e l'invito a tornare il 4 giugno
