Il primo segnale dello «sdoganamento» del fenomeno Le Pen, persino a sinistra, è riscontrabile nella mancanza di allarmismo da parte di chi guarda al Front National dal lato opposto dell’agone politico. Né Giovanni Minoli né Massimo Cacciari né Peppina Caldarola parlano di pericoli per la democrazia a causa dell’avanzata dell’estrema destra in Francia. Puntano, semmai, il dito contro una sinistra che non ha saputo interpretare un’istanza che arrivava dal basso e che, rifugiandosi in quello che Caldarola ha definito «europeismo ottuso», è apparsa più che altro come il baluardo in difensa dello status quo. UN’EUROPA DA CAMBIARE L’analisi di Minoli è impietosa: «Dalla Francia - spiega l’ex direttore di Rai Storia - arriva l’invocazione di aiuto di chi reclama un’Europa dei popoli e non degli autocrati. Lo stesso professor Giuseppe Guarino, che di certo non viene da una cultura di destra, parla di un golpe realizzato a livello continentale da parte degli autocrati a danno dei politici». Massimo Cacciari è ancora più tranchant: «La gente è stufa di un’Europa che stenta a diventare unità politica e non solo economica - spiega l’ex sindaco di Venezia - e manifesta tutta la sua contrarietà nei confronti di un’Unione che è dominata esclusivamente dagli interessi della Germania che spinge solo sull’austerità». «È un’Europa che ha paura dell’Europa - è la sintesi di Caldarola - e il fenomeno Le Pen, da questo punto di vista, non è nuovo ma viene da lontano. Penso ad Hayder in Austria piuttosto che al governo ungherese di Viktor Orban». GLI ERRORI DELLA SINISTRA Alla base di tutto, c’è un campo progressista che da tempo ha smesso di rappresentare i bisogni delle classi più deboli. «Non a caso - spiega Caldarola - l’avanzata del Front National in Francia è più forte proprio nelle vecchie roccaforti del Partito Comunista, come le banlieue». «Sono trent’anni che predico al vento su tutti gli errori compiuti dalla sinistra» è l’opinione di Cacciari, «e il risultato è l’affermazione di un movimento, quello della Le Pen, che conta sul voto di amplissimi settori del ceto popolare e di quello medio. E il ceto medio rappresenta il punto di tenuta di ogni democrazia». «O si riesce a formare un partito socialdemocratico europeo - conclude Cacciari - con leadership nuove e credibili, che abbia il coraggio di aggiornare politiche vecchie di cinquant’anni, oppure l’egemonia tedesca è destinata a durare». «Le categorie destra e sinistra sono superate - è la sintesi di Minoli - qui la lotta vera è tra chi si batte in maniera più convincente per la giustizia sociale. È questo il tema cruciale, specie in un mondo dove gli 85 uomini più ricchi del pianeta hanno un patrimonio pari a quello dei 3,5 miliardi più poveri». MA IN ITALIA È DIVERSO Nonostante tutto, nel nostro Paese il fenomeno Le Pen non dovrebbe avere epigoni della stessa portata. «Il partito più simile al Front National, qui da noi, è la Lega - spiega Cacciari - mentre il MoVimento 5 Stelle ha un dna più di sinistra. In ogni caso, credo che in Italia il malcontento verso la Ue sarà rintracciabile maggiormente in un’altissima percentuale di astensione». «Lega e Fratelli d’Italia assomigliano "ideologicamente" al Front National più di tutti - concorda Caldarola - ma a livello elettorale hanno un peso molto limitato». L’ex direttore de l’Unità, al contrario, è convinto che l’unico, in Italia, a poter interpretare lo stesso scontento incanalato in Francia da Marine Le Pen sia proprio il premier Matteo Renzi: «È stato bravo a presentarsi come uomo del cambiamento, ha dato l’impressione di essere uno che combatte a viso aperto contro la casta e si sa far rispettare anche in Europa». «Renzi, tra l’altro - conclude Caldarola - è l’unico ad aver capito che bisogna puntare i riflettori sull’impoverimento di ampi settori della piccola e media borghesia. Accadde già negli anni ’20 e ’30, e fu un regalo "elettorale" alla destra. Speriamo solo che stavolta non finisca come allora».
«La sinistra impari la lezione francese»
L’autocritica degli intellettuali progressisti di fronte al boom antieuropeista Cacciari: «Da Parigi arriva una reazione forte alla Ue a trazione tedesca»
