Politica

I tagli a pioggia non servono. Meglio vendere il patrimonio improduttivo

di Emmanuele Emanuele, Presidente della Fondazione Roma

Nelle dichiarazioni dei componenti del Governo di questi ultimi giorni notiamo ancora una volta la contraddittorietà delle loro posizioni e il costante rinvio. Il Sottosegretario Delrio ha parlato di «coperture anche da entrate straordinarie», il Premier lo ha smentito. Cottarelli ha parlato di tutti i tagli da fare, ed anche in questo caso il Premier ha espresso un parere diverso. Forse varrebbe la pena di spiegare che, rispondendo al primo, la patrimoniale esiste già ed è caratterizzata da una connotazione molto chiara: l'imposta sul mattone, con ben tre imposte, e quella sui depositi bancari e titoli con addirittura cinque. Per quanto riguarda la tassazione sugli immobili infatti, sono state introdotte nuove esoteriche imposte sui servizi (ma quali? Basterebbe girare un attimo per Roma per rendersi conto che i servizi non ci sono) unitamente alla tassazione sui rifiuti in cui, a conferma della nostra valutazione dell'esistenza di una patrimoniale, il parametro dei metri quadrati dell'abitazione, e non la quantità dei rifiuti prodotti dal nucleo familiare, è alla base della stessa. Imu, sulle seconde case, Tasi e Tari, sono tutte imposte calcolate sui metri quadrati dell'edificio. Se questa non è una tripla patrimoniale qualcuno me lo dimostri. Le imposte che colpiscono i nostri risparmi sono la Tobin Tax, sulla cui inutilità ho già avuto modo di esprimermi, quella sul bollo sui depositi e l'imposta sostitutiva sui proventi delle attività finanziarie, che dovrebbe passare dal 20 al 26 % colpendo i titoli azionari delle società quotate e lasciando intoccati i Bot e Cct. Il risultato è che, così facendo, si diminuisce l'afflusso finanziario alle imprese produttive, che sono quelle che possono far crescere il reddito del Paese, e si lasciano non tassati i risparmi in Bot e titoli dello Stato traducendosi in aumento del debito. Questo se il risparmiatore ritiene di dover rimanere in Italia, se invece legittimamente acquistasse titoli del debito pubblico di altri Paesi non si avrebbero neanche i mezzi a debito per pagare le spese correnti. Quindi smettiamo di parlare di patrimoniali e concentriamoci sui problemi veri che marginalizzano l'Italia, e cioè il problema della burocrazia e, subito dopo, il taglio della spesa pubblica. L'Italia è paralizzata da una selva di dinieghi da parte di persone che grazie alla loro non visibilità possono permettersi il vero grande lusso antidemocratico di bloccare tutto e tutti senza pagare alcun prezzo: si tratta delle migliaia di dipendenti pubblici affollati nei Ministeri che, a rigor di logica, a seguito dell'incremento di spese di informatizzazione, avrebbero dovuto lentamente diminuire, e che invece continuano ad affollarne le stanze, arrogandosi il diritto di dire no alle richieste del cittadino, con il silenzio rifiuto, senza dar le doverose giustificazioni al loro operare. Proviamo ad accelerare la loro fuoriuscita dall'amministrazione nei modi più garantisti possibili. Sarebbe non solo un risparmio ma anche un modo per migliorarne l'efficienza. Venendo al tema del taglio della spesa pubblica, il Premier ha ipotizzato per il triennio 2014-2016, tagli diretti sugli acquisti pubblici di beni e servizi e, tramite centrali di acquisto che permetteranno cospicui risparmi, circa il 24 % per un totale di 65 miliardi, tagli agli stipendi dei dirigenti, riorganizzazioni del corpo di Polizia, riduzione e/o soppressione di enti pubblici quali Enel, Enit, Isfol, Aran, Ice, riorganizzazione delle Prefetture, Vigili del Fuoco e Capitanerie di Porto; tagli ai costi della politica, ai Comuni, alle Regioni, e agli organi di rilevanza istituzionali, risparmi sulla indicizzazione delle pensioni e, infine, riduzione degli oneri obbligatori alle Camere di Commercio, vendita delle azioni delle aziende di Stato. Noi suggeriamo che la prima cosa da fare è che la spesa sanitaria debba essere finalmente ricondotta a ragione individuando gli effettivi costi di ogni prestazione e riconducendo a questo parametro le spese ospedaliere di tutto il Servizio sanitario nazionale. Insieme a questo intervento varrebbe la pena di concentrarci sulla vendita del patrimonio pubblico improduttivo. Più volte si è ipotizzata la creazione di una società a carattere pubblico/privato garantita dallo Stato, che possa lanciare prestiti obbligazionari da sottoscrivere e il cui ricavato sia destinato all'abbattimento del debito. Sarebbe il momento di procedere. Questi due interventi sono maturi e fattibili. Auguriamoci che il Governo voglia farlo.

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