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Colpi sulla nave degli scafisti «La procedura è stata legittima»

La procedura eseguita dal dispositivo navale «Mare Nostrum» per l'arresto di 16 scafisti durante l'operazione del 9 novembre «è in linea con la giurisdizione italiana e il diritto internazionale» in...

La procedura eseguita dal dispositivo navale «Mare Nostrum» per l'arresto di 16 scafisti durante l'operazione del 9 novembre «è in linea con la giurisdizione italiana e il diritto internazionale» in materia di lotta all'immigrazione clandestina. Lo afferma l'ammiraglio Pietro Covino, dirigente dell'ufficio generale della Marina Militare riferendosi all'operazione di nave Aliseo nei riguardi di un barcone di scafisti, nel corso della quale furono esplosi alcuni colpi di mitragliatrice M5. Alle perplessità sollevate dal Partito dei Militari per l'utilizzo delle armi, l'ammiraglio replica che si trattò di «una operazione coordinata dalla Marina con la procura di Catania, che conosceva l'operazione in atto da due giorni, anche mediante l'uso di un sommergibile, per il rilevamento di una nave-madre con a bordo degli scafisti. Non appena la nave madre ha lasciato andare quella con i migranti a bordo sono iniziate due operazioni distinte: una volta al soccorso dei migranti, l'altra all'arresto degli scafisti». Dopo due ore di inseguimento e numerosi avvertimenti da parte del personale militare, gli scafisti, risultati poi collegati a associazioni malavitose transnazionali operanti in Egitto, «hanno dimostrato un atteggiamento non collaborativo». spiega l'ammiraglio. Solo a quel punto sono stati sparati dei colpi di avvertimento, «che avevano solo la volontà coercitiva di fermare la nave». Una pratica prevista per operazioni di polizia giudiziaria di questo tipo. Se la Marina ha deciso di non informare l'opinione pubblica della vicenda «è solo perchè c'era una indagine penale in corso», afferma o Covino. «Abbiamo voluto tutelare il nostro equipaggio da eventuali ritorsioni».

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