Non dobbiamo sottovalutare i risultati delle Amministrative francesi e i sondaggi, non solo italiani, che descrivono un consenso crescente per le forze politiche anti-europeiste. Prendiamo il toro per le corna: l’Europa va cambiata. Ma non con gli slogan o le minacce dei partiti che vogliono solo prendere voti. L’Unione deve smettere di concentrarsi sui parametri economici e creare le condizioni per migliorare, concretamente, la vita dei cittadini. Ma questo non significa che deve mettere regole in ogni ambito dell’esistenza delle persone. Certo deve tornare all’economia reale. La scorsa settimana il Consiglio ha approvato un documento per il rinascimento industriale dell’Europa. Lo presenterò oggi a Milano. Sosterrà le imprese e consentirà loro di creare lavoro. Nello stesso tempo dobbiamo ridurre il peso burocratico, consapevoli però che l’Ue è una risorsa e non la foglia di fico di ciò che non funziona nel nostro Paese, come i pagamenti dei debiti alle imprese che non dipendono da scelte europee. Uscire dall’euro, infine, sarebbe un errore ma vanno modificate le regole della Bce, che deve governare la moneta, come la Federal Reserve negli Stati Uniti e la banca del Giappone. È un piano ambizioso ma solo così possiamo trasformare l’Europa della burocrazia nell’Europa dei popoli.
È un segnale da non sminuire
di Antonio Tajani, Vicepresidente della Commissione Ue