Politica

Cottarelli: «Con voi non parlo»

Raggiunto al telefono a Washington, il commissario si trincera: no comment. La sforbiciata alla spesa è ancora un rebus. Renzi vuole interventi più radicali

Washington ore 10,30. «Commissario Cottarelli? Possiamo parlare?» Mister «forbici d’oro» è dall’altra parte dell’Oceano per una breve trasferta. Un paio di giorni nella capitale americana e poi al ritorno sposterà il suo ufficio da via XX settembre a Palazzo Chigi per lavorare a stretto contatto con la presidenza del Consiglio. Il premier Matteo Renzi lo vuole a fianco e già gli ha chiesto di approfondire alcuni punti del suo documento sulla revisione della spesa pubblica. Raggiungiamo Cottarelli a Washington. È sorpreso della chiamata e mette subito le mani avanti. «Sono ad un meeting, non posso parlare». Allora ci sentiamo più tardi, lo incalziamo, ci dica quando. Un breve silenzio, un attimo di esitazione. «Per che cosa? Io non parlo e poi ora sono impegnato». «La nostra è un’operazione di trasparenza, la stessa che lei vuole fare nella pubblica amministrazione». Cottarelli si schiarisce la voce, trapela imbarazzo nel tono: «Non parlo con la stampa, non ho intenzione di dire nulla». Problemi? Lo pungoliamo. «È tutto sul web, non parlo con la stampa, non parlo più. È tutto noto, è sul sito». La telefonata si interrompe bruscamente. Mentre Cottarelli vuole passare ai raggi X gli stipendi dei top manager, smantellare le rendite di posizione dichiarando guerra agli alti burocrati in nome dell’efficienza, dei risparmi, del merito e soprattutto della trasparenza, ecco che chiamato a rispondere sul piano che rischia di essere più ampio di quello anticipato da Il Tempo , si trincera, glissa, svicola. Una raffica di no comment. Al ministero dell’Economia stanno accelerando nella definizione del Documento di economia e finanza, il Def, che indica gli obiettivi per il prossimo triennio. Secondo alcune indiscrezioni il deficit dovrebbe essere confermato al 2,6%, lo stesso livello indicato dall’allora premier Enrico Letta. Questo si spiega con lo stop venuto da Bruxelles e da Berlino sull’ipotesi di finanziare con maggior deficit il taglio del cuneo fiscale e quelle 80 euro in più in busta paga che rappresentano uno dei pilastri del programma di Renzi. Ma fermare il deficit al 2,6% significa agire molto sui tagli alla spesa pubblica. Renzi ha già detto alle categorie interessate e soprattutto ai mega manager pubblici, che non intende mollare. Ovvero non si ripeterà lo scenario visto nei governi passati a base di grandi promesse e di repentine marce indietro. A toccare i «burosauri» della pubblica amministrazione ci hanno provato in tanti, da Cassese a Bassanini, da Frattini a Giarda che sulla spesa pubblica fece un dossier completo rimasto però purtroppo nel cassetto. Cottarelli ha consultato questo rapporto e tratto da esso numerosi spunti ma ora come in passato il problema è esclusivamente politico. Riuscirà Renzi a vincere l’ostilità della grande dirigenza statale? Il rischio è quello di un ammutinamento degli alti burocrati. Ovvero che nella fretta di rivoluzionare settori strategici, la macchina pubblica si ingolfi. Insomma i tagli vanno calibrati, fatti in modo mirato. Già il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan ha escluso interventi lineari precisando che i tagli saranno permanenti. Ed è proprio su questo che abbiamo interpellato Cottarelli. Gli italiani hanno il diritto di sapere, oltre alle indiscrezioni, le reali intenzioni del governo. Il Paese quest’anno crescerà meno di quanto aveva messo in conto il governo Letta ma un po’ di più di quanto hanno stimato la Banca d’Italia e il Fondo monetario. Ma sarà comunque un misero +0,7-0,8%. Siamo ancora lontani dalle medie europee. E se la crescita e bassa e bisogna anche contenere il deficit allora non resta che affondare il bisturi nella spesa. Cottarelli ci chiarisca una volta per tutte cosa intende fare, magari online, ma faccia chiarezza.

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