Politica

Cottarelli ora pubblichi il suo contratto

Suggerisce una cura "lacrime e sangue" ma tace sui suoi compensi. Eppure la legge anticorruzione impone la trasparenza degli atti

L’Italia ha una legge anticorruzione. Non da oggi, da quasi un anno e mezzo. Eppure la strada da percorrere è ancora lunga, anche se gli italiani, giustamente, cominciano a pretendere di più da chi li governa. È un’esigenza che fa ben sperare, perché la corruzione, grande male del Paese, un vero e proprio cancro (purtroppo non l’unico), è uno dei macigni che impediscono all’Italia di essere migliore. Dalla legge anticorruzione derivarono alcuni decreti legislativi. Uno, quello più discusso, riguarda l’incandidabilità e la decadenza: i suoi effetti hanno provocato l’esclusione di Silvio Berlusconi dal Senato. Un altro – che proprio in questi giorni compie un anno - concerne la trasparenza. Non faremo qui il bilancio di dodici mesi di applicazione (o, meglio, di non applicazione). Spetta al nuovo presidente della commissione anticorruzione, Raffaele Cantone. Comunque, questo decreto prevede che la pubblica amministrazione sia costretta a pubblicare online, a disposizione di tutti, quanti più atti possibile. Perché corruzione e trasparenza vanno di pari passo? Perché più aumenta il controllo sociale, più è difficile rubare. Più i governati sanno cosa combinano i loro governanti e più possono tenerli sotto controllo. I principali organismi internazionali concordano sul fatto che più trasparenza equivalga a meno corruzione e a meno sprechi. Visione condivisa anche dall’Ocse, l’Organizzazione per la cooperazione sociale ed economica, da cui proviene il ministro dell’Economia Piercarlo Padoan, e dal Fondo monetario internazionale, da cui arriva il commissario alla spesa Carlo Cottarelli. Più un dirigente è costretto a mettere in rete gli atti con i quali decide di spendere i soldi di tutti, più farà attenzione a come li spenderà. Ne è convinto lo stesso Cottarelli, che infatti dedica a questo tema una delle circa settanta slide del suo piano, spiegando che di dominio pubblico dovrebbe essere tutto ciò che non è da considerarsi dato sensibile, non riguardi la privacy, per intenderci. V’è di più. Chi si appresta a fare tagli, e quindi a imporre ai cittadini sacrifici, è chiamato a un dovere di trasparenza maggiore. Giorni fa, «Il Tempo» ha chiesto che venga reso noto, per esempio, il contratto che il dottor Cottarelli ha firmato con il ministero dell’Economia. Magicamente sul sito revisionedellaspesa.gov.it è comparso il decreto di nomina di Cottarelli, che fissa il suo compenso. C’è differenza tra decreto di nomina e contratto. Non sono la stessa cosa. Pertanto rinnoviamo la richiesta. Online si deve poter leggere, in forma integrale, il contratto che il dottor Cottarelli ha firmato con il ministero dell’Economia. È necessario che gli italiani, che stanno per essere sottoposti a una nuova ondata di tagli, possano conoscere quanto e come Cottarelli venga pagato, dove paghi le tasse, quale aliquota Irpef gli venga applicata, se e quali benefit gli vengano riconosciuti, se abbia diritto a buoni pasto, a buoni taxi. E ancora: quali sono i suoi redditi, chi lo paga oltre al governo italiano e in che misura? Il dirigente dello Stato è tenuto a rendere note queste informazioni sia su di sé, sia sui membri della sua famiglia. C’è un’altra questione non meno delicata. Mercoledì Cottarelli prenderà servizio a palazzo Chigi. Non è fatto di poco conto che un esponente del Fondo monetario vada a lavorare nella sede della presidenza del Consiglio. Sembra un auto-commissariamento, che peraltro nessuno pare ci abbia chiesto. Puzza di troika, ci fa sentire in qualche modo più vicini, non solo geograficamente, alla Grecia. È una questione ora di democrazia e di funzionamento delle istituzioni. Chi è Carlo Cottarelli? Quale è il rapporto che lo lega al Fmi? È un dipendente? È un dipendente in aspettativa? È un pensionato? Da chi è pagato? E quanto? Ecco, ci auguriamo che Cottarelli dia tutte queste spiegazioni in modo trasparente ed esaustivo. Ci permettiamo di suggerirgli di farlo presto e autonomamente. Non farebbe una bella figura se negasse queste informazioni. Meglio che le fornisca subito lui, piuttosto che i giornali, dopo.

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